Thursday, November 20, 2008

Editoria italiana all’estero: si cambia? Quando?

Finalmente.
Stavamo aspettando da tanto tempo. La parola del governo sul destino dell’editoria italiana all’estero e’ arrivata. O no? E si, perche’ forse non siamo molto bravi di comprendonio, ma non abbiamo capito che cosa accadra’ e soprattutto quando.
Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, con delega per l'editoria, Paolo Bonaiuti, nella sua audizione presso la Commissione Cultura della Camera ha dichiarato: “Fino a questi ultimi giorni ho continuato a ricevere lettere riguardanti tale regolamento, ma, pur allungando i tempi, ho voluto ascoltare tutti, ma proprio tutti, per far sì che ci fosse una definizione del regolamento più condivisa possibile".

Ah dott. Bonaiuti, il suo naso assomiglia a quello di Pinocchio. Tutti ma proprio tutti no. Il sottoscritto, misero cronista italiano in Brasile che ha scritto una inchiesta sulla editoria italiana all’estero che (mi dicono) ha messo in luce tutti i trucchi ed inghippi usati in questo settore, non se lo e’ filato nemmeno di striscio. E dire che una piccola email gliel’ho mandata.
Ma non voglio fare polemica di basso profilo, dopotutto sono solo un giornalista italiano in Brasile.
Il fatto veramente grave e’ che, come dice Bonaiuti “L'operatività delle norme non partirà dal 1 gennaio 2009, ma a gennaio 2010. Per il contributo del 2008 rimarrà tutto vigente tranne alcune norme minori. Abbiamo dinanzi a noi un anno nel quale discutere per arrivare a una legge condivisa sull'editoria.”

“Mai dare giudizi affrettati. Analizza i fatti, solo i fatti mio caro Max” diceva il mio vecchio professore di liceo. E analizziamoli questi fatti. Secondo quanto detto dallo stesso Bonaiuti un regolamento governativo sul tema dell'editoria era gia’stato annunciato già ai primi di luglio. Tuttavia solo “il 17 settembre è stato messa al vaglio di una platea di rappresentanti dell'editoria venuti a Palazzo Chigi per eventuali modifiche” dice Bonaiuti. Poi in un gesto di grande democrazia, Bonaiuti ha voluto sentire tutti (ma non proprio tutti). Risultato: siamo arrivati al 19 novembre e buonanotte. I tempi sono troppo stretti e se ne riparla nel 2010.

Gli scrocconi del passato, La Repubblica-Assopigliatutto e tutti gli altri continueranno a beccare i contributi secondo le regole antiche e questo in un periodo in cui si taglia dappertutto per gli italiani all’estero.
Francamente per un governo che era stato salutato come portatore di una ventata di efficienza e rapidita’ nell’affrontare i problemi e’ proprio una bella delusione per noi italiani all’estero, ultima ruota del carro della locomotiva Italia.
Attenzione pero’ perche’ le buone notizie arrivano ora: “ci sarà, seguendo delle direttive del Governo, una semplificazione fortissima delle procedure e degli atti di accesso ai contributi sia diretti sia a credito agevolato. Inoltre - continua Bonaiuti - verrà introdotto un criterio di parametrazione dei contributi rispetto alle vendite effettive e non alla distribuzione.”
Bello, bellissimo che peccato che accadra’ (se accadra’) cosi’ lontano nel tempo.
C’e’ pero’ una ventata di serieta’: “ho chiesto che sia avviata da parte del Ministero degli Affari Esteri un'indagine conoscitiva riguardo i giornali italiani all'estero" dice Bonaiuti. Beh, non e’ che non ci vogliamo credere ma delegare la ripulita del buco nero dell’ editoria italiana all’estero a quello stesso organo che lo ha mantenuto in queste condizioni finora non e’ proprio il massimo della vita. Infatti, se non erro, era proprio il MAE il responsabile dei controlli nel passato. Svolta colossale o piccolo topolino uscito dal cilindro di Bonaiuti?
Ed ecco, udite, udite, la grande svolta: “Si cercherà di indirizzare i contributi per favorire nuovi posti di lavoro nel giornalismo. Tutta l'editoria sta attraversando un momento particolare. C'è molta preoccupazione riguardo la situazione lavorativa nel mondo del giornalismo".
Attenzione attenzione fatemi passare cari colleghi, mi candido in prima persona subito, sin da ora.
Ma chissa perche’ qualcosa mi dice che il mio posto gia’ e’ stato occupato, forse da qualcuno della cricca dell’editoria del passato.

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