Zenica 31 marzo 2026. Dopo una partita infinita si va ai penalties. L’Italia, sbaglia due penalties la Bosnia no. L’Italia è fuori dai Mondiali di calcio. Per la terza volta consecutiva. Shock mondiale. Di nuovo. Si parlerà di errori arbitrali. Di torti subiti. La verità è diversa. Abbiamo meritato di uscire. Loro hanno messo il cuore noi no. Abbiamo avuto occasioni enormi e non l’abbiamo sfruttate. Eravamo nettamente superiori. Ma avevamo paura. Una paura antica.
La vera ragione della sconfitta è la nostra mentalità. Una mentalità del passato. Specchio di un approccio vecchio. Di un paese vecchio. Un paese che sta morendo perché non vuole cambiare.
Siamo nel 2026 ma la mentalità è sempre la stessa. La mentalità del passato. Non solo nel calcio purtroppo. Ma in tutte le branche del vivere sociale. Persino i giovani hanno la mentalità dei vecchi. Gli altri paesi sono cambiati noi no.
E’ vero abbiamo la tecnologia come gli altri. Abbiamo gli stessi strumenti degli altri popoli. Ma li usiamo con la mentalità antica. In politica in economia, persino nella scuola nella società ci comportiamo alla maniera del passato.
Pensiamo sempre di sapercela cavare con il nostro modo di fare involuto, fare tutto senza cambiare niente.
Nel campo dell’intelligenza artificiale fino a poco tempo fa era stato nominato come responsabile un quasi novantenne. Mente brillantissima Giuliano Amato. Ma vecchio. Vecchissimo. Stesso dicasi nel campo dell’economia dove le nomine pubbliche riflettono atteggiamenti antichi. E lo stesso è nel privato.
Si tratta di italiani con mentalità aperta, dinamica. E dell’Italia multiculturale. Le parte sane della società. Che non hanno la mentalità chiusa del passato. E’ per questo che vincono e hanno successo.
L’Italia era un popolo di navigatori, di poeti, di artisti. Gente che innovava, che non aveva paura di provare cose nuove. Il Rinascimento è nato in Italia. Le più grandi menti geniali sono nate qui. La sperimentazione culinaria era italiana. Tutti venivano in Italia per imparare. Nel mondo della musica, delle arti della cultura.
E noi eravamo un popolo che girava il mondo. Marco Polo viaggiò verso la Cina. E poi Vespucci, Cristoforo Colombo e molti altri.
Senza parlare di Leonardo da Vinci, forse il più grande genio della storia. E Dante Alighieri autore della Divina Commedia.
L’Italia e gli italiani erano al centro del mondo. Perché non parlava e pensava al passato. Ma perché innovavano. Oggigiorno sarebbe il contrario tutti questi grandi italiani non troverebbero spazio. Soffocati dalla mentalità del passato.
L’Italia è un paese che invecchia sempre di più E che tra cambiare e morire ha deciso di morire.
La speranza è nelle nuove generazioni. Nell’Italia multirazziale. E soprattutto nel ritorno alla vera natura italica. Quella di osare, di sperimentare, fare cose nuove.
In passato si diceva: Non cambiare la strada vecchia per quella nuova. Purtroppo si dice ancora.
Se vogliamo essere di nuovo grandi e non solo nel calcio, buttiamo via questo modo di fare del passato. Vecchio, che puzza di muffa. Torniamo ad essere un popolo di navigatori, di gente che osa.
Il mare della vita è avventura, creatività. E’ osare. E nessuno è meglio degli italiani in questo.
Ma solo se la smettiamo di pensare e di agire come nel passato.
Il mondo è andato avanti ma noi siamo fermi da troppo tempo.
E’ ora di ripartire. E di ritornare quello che siamo veramente. Un popolo ricco, vario, generoso e che osa. Non un popolo vecchio involuto e che puzza di muffa.

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