“Max avevi detto che era finita, che non c’era piu’ speranza, che era inutile scrivere sugli italiani all’estero ed eccoti qua a scrivere di nuovo. Cos’è successo?” mi chiede con occhi socchiusi in un questa fredda giornata di aprile il mio amico al bar nel porto da Barra, Salvador, Bahia.
Il freddo e la pioggia la fanno da padrona in questo periodo e nessuno esce fuori di casa se puo’. Come al solito in questa citta’ quando piove crollano le case costruite nelle favelas e invacoes con materiale fragile. E soprattutto la gente muore. Come e’ accaduto ad una bimba di un mese che nella favela della Gamboa, Contorno e’ stato uccisa da un masso che, staccatosi dal terreno friabile, l’ha fatta a pezzi.
Favela della Gamboa. E’ proprio questa la risposta alla domanda del mio amico. Ci sono stato. Li’ ho incontrato Daniele Valieri, un ragazzo di quarant’anni perseguitato dalla cattiva sorte e da persone cattive, ma anche da molta ingenuita’. Dopo aver visitato questo nostro connazionale che viveva da indigente in condizioni disumane ho scritto in dicembre 2008 un articolo che ha commosso molte persone. Ho ricevuto molte emails di solidarieta’. Tuttavia la situazione di Daniele non e’ cambiata. Il console onorario di salvador non ha alzato un dito per aiutare Daniele che ha continuato a vivere in una situazione infernale. Leggete l’articolo nel mio blog per sapere i dettagli.
Dopo aver cessato di scrivere ho cominciato ad interagire con un gruppo di italiani all’estero di quelli veri, che vivono all’estero e che conoscono sul serio i nostri problemi. Non politici che hanno la residenza all’estero e vivono tranquillamente sempre in Italia. Vengono all’estero solo di passaggio, vengono eletti e poi spariscono. Colpa nostra ad eleggerli direte voi lettori. E avete ragione perche’ e’ colpa nostra anche se l’ombra dei brogli e’ sempre presente quando si parla di voto all’estero.
All’inizio ero un po’ scettico ma piano piano questa comunita’ di italiani all’estero mi ha conquistato. Persone che vanno dall’ Australia alla Germania, dal Brasile agli Usa, dal Giappone all’Europa: si tratta di persone che conoscono bene i problemi degli italiani all’estero. A volte si discute animatamente su argomenti politici e per questo ho creato un blog che parla esclusivamente dei problemi delle comunita’ italiane all’estero a cui tutti partecipano, tanto di destra quanto di sinistra. Il blog ha cercato di trattare problemi quali quello della pensione ricevuta all’estero, i diritti degli italiani all’estero, cosa significa essere cio’ in vari paesi del mondo, etc.
Ma che c’entra questo ti chiederai mio caro lettore? C’entra e molto. Perche’ ieri per caso dopo non averlo sentito per mesi ho chiamato a Daniele. Con una voce rotta mi ha comunicato che, abbandonato da tutti, non aveva i soldi nemmeno per pagare l’affitto nella favela. Sarebbe andato a vivere sotto il ponte del Contorno. Quando mi ha detto cio’ ho avutro un brivido lungo la schiena.
Il ponte del Contorno. Quando sono andato li’ a visitare Daniele non sapevo vivesse li’ vicino. L’ho scoperto dopo, quando ho seguito le sue indicazioni che mi aveva dato dal cellulare.
Il ponte del Contorno e’ qualcosa di ributtante: topi, scarafaggi, siringhe, spazzatura, vetro rotto. E la strada d’accesso per la favela e probabilmente il posto di spaccio di droga del posto. Il pantano che si crea quando piove fa affogare le scarpe. Li’ ci sono case diroccate, abbandonate, senza elettricita’. So che pensate miei cari lettori. Posti cosi’ ci sono anche in Italia. E invece no credetemi.
Qui in Sudamerica allo schifo delle condizioni igienico-sanitarie disumane si mischia la poverta’ estrema di alcuni che vivono nelle favelas che possono ammazzarti senza pieta’ per prenderti i jeans, perche’ le scarpe non ce l’ha nessuno che vive la’ e quindi nemmeno Daniele.
Senza esitazioni ho contattato il gruppo di italiani all’estero, miei nuovi amici. Non citero’ i nomi delle persone perche’ sarebbe ingiusto escludere alcuni. Sono tanti eroi anonimi che si sono mobilitati subito, senza esitazione e senza conoscere assolutamente Daniele. Una cosi’ subitanea solidarieta’ mi ha francamente meravigliato. Alcuni si sono offerti di aiutare finanziariamente Daniele, tutti abbiamo scritto all’ambasciata, al Ministero degli Esteri ai politici eletti all’estero. Con la sola eccezione di Fabio Porta che ha promesso il suo subitaneo interessamento nessuno di questi ha risposto.
Poi il “miracolo”. Il console di rio de Janeiro, gran brava persona da poco arrivato a Rio, Umberto Malnati ci ha scritto affermando che sono stati stanziati mille reais per aiutare Daniele ad uscire dall’inferno dove si trovava. Inoltre la sua situazione sara’ seguita in futuro. E dire che il console onorario sapeva tutto da mesi e non ha fatto niente. Piccolo passo avanti che salvera’ la vita di daniele per lo meno per il momento.
Ma, al di la’ della gioia di aver potuto aiutare veramente e non a parole un italiano indigente c’e’ un fatto che ci deve far pensare.
La solidarieta’ internazionale e concreta tra gli italiani all’estero ha aiutato un nostro connazionale a non morire di stenti. E’ un fatto. Si tratta di una luce in fondo al tunnel degli italiani all’estero. Forse la sola e unica via di aiutare gli italiani all’estero, abbandonati dai politici, e’ di aiutarci tra di noi. Come nel caso di Daniele.
Friday, April 24, 2009
Monday, April 6, 2009
Italiani del Brasile
Salvador de Bahia - Marzo 2007, autobus Aeroporto, Salvador de Bahia: la signora anziana vestita di nero che parla portoghese stentato con forte accento abbruzzese sembra uscire da un film del dopoguerra italiano.
Ma la ultra settantenne con viso raggrinzito e simpático che parla con la figlia, bella signora brasiliana di mezza età, è lo specchio di questo Brasile moderno.
Per una strana combinazione l'aeroporto internazionale Luiz Eduardo Magalhães di Salvador è vicino a "Little Abruzzi" dove vive una delle maggiori comunità abruzzesi fuori d'Itália.
Febbraio 2007, Ilhéus (sud della Bahia), zona campi. L'agricoltore con la faccia piena di rughe parla con forte accento napoletano sulle difficoltà della coltivazione dei campi quest'anno. Il figlio, un simpatico mulatto risponde con accento napoletano, "C'avimma fà papà?" e prende sottobraccio la bella biondina dell'entroterra baiano.
In queste due immagini si vede la differenza tra l'emigrazione in Brasile e quella negli altri paesi del mondo. Gli italiani emigrati in Brasile, come la simpática ultrasettantenne, sono ormai brasiliani, vivono con sfiducia il rapporto con la madrepatria, che li ha dimenticati in fretta bollandoli come "poveri emigranti".
I figli degli emigranti italiani in Brasile sono parte della comunità locale. Sono brasiliani 100%, non sono italiani.
La recente polemica divampata in Italia sugli italiani del Brasile e sulla necessità di chiudere la retorica dell'emigrazione, è stata scatenata da un'altra ultrasettantenne, illustre articolista del Corriere.
E l'ironia di ciò è che il sunto della polemica è di dimenticare in fretta la figura folcloristica dell'emigrante novecentesco, partito con la classica valigia di cartone.
Ciò perchè il Brasile è cambiato, è diverso, è un Paese unitario.
E questo è verissimo, non c'è nessun Paese al mondo più integrato del Brasile.
La mescolanza di razza di lingue, di religioni, che specialmente si vede qui a Bahia, non esiste in nessun paese al mondo.
Tutto vero? Dimentichiamo gli emigranti?
Beh no, perchè sono ancora tanti, sono vivissimi, sono italiani e sono dimenticati dall' Italia .
Sapevate che moltissimi emigranti di lunga data sono in situazione di completa indigenza?
Sapevate che questi italiani che hanno sofferto tutto il possibile, sono invecchiati in terra straniera e dimenticati dai propri familiari e dalla propria patria, sono ancora molti, specie in Bahia?
Sapevate che pochissimi di loro sono registrati all'AIRE, che per l' Italia abitano ancora nel Vecchio continente, ammesso che hanno ancora il registro nel Paese d'origine?
Ma allora qual'è la ragione di questa profonda disaffezione con la madrepatria "anima e core"?
Due passi alla Casa d' Italia , ultimo bastione italiano di Salvador de Bahia, dà un immagine della situazione di abbandono in cui versa la comunità italiana.
La presenza italiana a Bahia, istituzionale e commerciale, lascia molto a desiderare.
Il consolato onorario, "ospitato" dalla Casa d' Italia , è ancora il bastione indissolubile del dubbio console onorario Pisanu. Domande circa la sua gestione finanziaria allà corte dei Conti a Roma sono ancora rimaste inevase.
Gli uffici commerciali dell'Ambasciata di Brasilia, interpellata circa attività di investimento italiana a Bahia, non risponde. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando l'amministrazione pubblica italiana rispondeva a muso duro o ignorava le domande inoltrate.
Fortunatamente c'è una felice eccezione nel comportamento fine ed educato del Console di Rio de Janeiro Massimo Bellelli, che risponde sempre per tempo alle domande della stampa.
Perchè dunque la donna ultrasettantenne abruzzese dovrebbe credere nella propria patria, quando ancora oggi per un certificato la si costringe alla gogna pubblica della fila nella canicola di Salvador, fuori della Casa d' Italia ?
E le altre istituzioni italiane, i partiti politici che stanno cercando di espandere la propria presenza all'estero per crescere la presenza parlamentare?
Tentativi di creare una filiale dei DS a Salvador sono stati stroncati dal diktat del segretario político del Brasile Andrea Lanzi. Qui in Brasile sembra che la ventata di riformismo dei partiti di sinistra non hà attraversato l'Atlantico ed il concetto di democrazia interna non esiste.
Peggio ancora fanno i partiti di destra italiana, che praticamente non esistono a Bahia.
E le Acli, i patronati, le altre istituzioni? Con la eccezione della UIL a Salvador non esistono, nè si prevede di crearli.
Ma perchè la comunità spagnola o portoghese a Bahia, come in altre parti del Brasile, è così forte, compatta, autoprotettrice, mentre quella italiana è disgregata nel Nordest brasiliano?
Perchè si tratta di una comunità che è partita povera, e lo è rimasta anche qui in Brasile. Mentre gli spagnoli o portoghesi dominano qualunque attività economica bahiana, gli italiani non sono importanti, con alcune notevoli eccezioni come l'ospedale São Rafael.
Gli italiani sono sperduti, diffidenti, addirittura hanno paura di registrarsi all'AIRE, (i giovani emigrati perchè temono di perdere i benefici fiscali in patria).
E allora qual'è la verità sulla "retorica dell'emigrazione italiana in Brasile"?
Probabilmente la verità sta nel mezzo.
E' vero che le nuove generazioni sono brasiliane e nemmeno parlano l'italiano (e nemmeno vogliono a volte).
E' però anche vero che gli arzilli ultrasettantenni italiani di Bahia sono vivi e vegeti ed hanno lo stesso diritto di rispetto e considerazione da parte della nostra amata Patria degli ultrasettantenni di là, alcuni di loro illustri commentatori del Corriere della Sera.
(pubblicato il 2 aprile 2007)
Ma la ultra settantenne con viso raggrinzito e simpático che parla con la figlia, bella signora brasiliana di mezza età, è lo specchio di questo Brasile moderno.
Per una strana combinazione l'aeroporto internazionale Luiz Eduardo Magalhães di Salvador è vicino a "Little Abruzzi" dove vive una delle maggiori comunità abruzzesi fuori d'Itália.
Febbraio 2007, Ilhéus (sud della Bahia), zona campi. L'agricoltore con la faccia piena di rughe parla con forte accento napoletano sulle difficoltà della coltivazione dei campi quest'anno. Il figlio, un simpatico mulatto risponde con accento napoletano, "C'avimma fà papà?" e prende sottobraccio la bella biondina dell'entroterra baiano.
In queste due immagini si vede la differenza tra l'emigrazione in Brasile e quella negli altri paesi del mondo. Gli italiani emigrati in Brasile, come la simpática ultrasettantenne, sono ormai brasiliani, vivono con sfiducia il rapporto con la madrepatria, che li ha dimenticati in fretta bollandoli come "poveri emigranti".
I figli degli emigranti italiani in Brasile sono parte della comunità locale. Sono brasiliani 100%, non sono italiani.
La recente polemica divampata in Italia sugli italiani del Brasile e sulla necessità di chiudere la retorica dell'emigrazione, è stata scatenata da un'altra ultrasettantenne, illustre articolista del Corriere.
E l'ironia di ciò è che il sunto della polemica è di dimenticare in fretta la figura folcloristica dell'emigrante novecentesco, partito con la classica valigia di cartone.
Ciò perchè il Brasile è cambiato, è diverso, è un Paese unitario.
E questo è verissimo, non c'è nessun Paese al mondo più integrato del Brasile.
La mescolanza di razza di lingue, di religioni, che specialmente si vede qui a Bahia, non esiste in nessun paese al mondo.
Tutto vero? Dimentichiamo gli emigranti?
Beh no, perchè sono ancora tanti, sono vivissimi, sono italiani e sono dimenticati dall' Italia .
Sapevate che moltissimi emigranti di lunga data sono in situazione di completa indigenza?
Sapevate che questi italiani che hanno sofferto tutto il possibile, sono invecchiati in terra straniera e dimenticati dai propri familiari e dalla propria patria, sono ancora molti, specie in Bahia?
Sapevate che pochissimi di loro sono registrati all'AIRE, che per l' Italia abitano ancora nel Vecchio continente, ammesso che hanno ancora il registro nel Paese d'origine?
Ma allora qual'è la ragione di questa profonda disaffezione con la madrepatria "anima e core"?
Due passi alla Casa d' Italia , ultimo bastione italiano di Salvador de Bahia, dà un immagine della situazione di abbandono in cui versa la comunità italiana.
La presenza italiana a Bahia, istituzionale e commerciale, lascia molto a desiderare.
Il consolato onorario, "ospitato" dalla Casa d' Italia , è ancora il bastione indissolubile del dubbio console onorario Pisanu. Domande circa la sua gestione finanziaria allà corte dei Conti a Roma sono ancora rimaste inevase.
Gli uffici commerciali dell'Ambasciata di Brasilia, interpellata circa attività di investimento italiana a Bahia, non risponde. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando l'amministrazione pubblica italiana rispondeva a muso duro o ignorava le domande inoltrate.
Fortunatamente c'è una felice eccezione nel comportamento fine ed educato del Console di Rio de Janeiro Massimo Bellelli, che risponde sempre per tempo alle domande della stampa.
Perchè dunque la donna ultrasettantenne abruzzese dovrebbe credere nella propria patria, quando ancora oggi per un certificato la si costringe alla gogna pubblica della fila nella canicola di Salvador, fuori della Casa d' Italia ?
E le altre istituzioni italiane, i partiti politici che stanno cercando di espandere la propria presenza all'estero per crescere la presenza parlamentare?
Tentativi di creare una filiale dei DS a Salvador sono stati stroncati dal diktat del segretario político del Brasile Andrea Lanzi. Qui in Brasile sembra che la ventata di riformismo dei partiti di sinistra non hà attraversato l'Atlantico ed il concetto di democrazia interna non esiste.
Peggio ancora fanno i partiti di destra italiana, che praticamente non esistono a Bahia.
E le Acli, i patronati, le altre istituzioni? Con la eccezione della UIL a Salvador non esistono, nè si prevede di crearli.
Ma perchè la comunità spagnola o portoghese a Bahia, come in altre parti del Brasile, è così forte, compatta, autoprotettrice, mentre quella italiana è disgregata nel Nordest brasiliano?
Perchè si tratta di una comunità che è partita povera, e lo è rimasta anche qui in Brasile. Mentre gli spagnoli o portoghesi dominano qualunque attività economica bahiana, gli italiani non sono importanti, con alcune notevoli eccezioni come l'ospedale São Rafael.
Gli italiani sono sperduti, diffidenti, addirittura hanno paura di registrarsi all'AIRE, (i giovani emigrati perchè temono di perdere i benefici fiscali in patria).
E allora qual'è la verità sulla "retorica dell'emigrazione italiana in Brasile"?
Probabilmente la verità sta nel mezzo.
E' vero che le nuove generazioni sono brasiliane e nemmeno parlano l'italiano (e nemmeno vogliono a volte).
E' però anche vero che gli arzilli ultrasettantenni italiani di Bahia sono vivi e vegeti ed hanno lo stesso diritto di rispetto e considerazione da parte della nostra amata Patria degli ultrasettantenni di là, alcuni di loro illustri commentatori del Corriere della Sera.
(pubblicato il 2 aprile 2007)
Sunday, April 5, 2009
Il giullare degli indigenti italiani
Finalmente e’ risolto. L’annoso problema degli emigrati in condizione di estrema indigenza. Si adottera’ la soluzione finale. Quella ultima. Quella fisiológica.
Considerato che:
1) stiamo parlando di ultrasessantacinquenni in condizione di indigenza in particolare nelle favelas sudamericane;
2) se ne è cominciato a parlare nel 1975 alla Prima Conferenza Nazionale dell'Emigrazione, come há autorevolmente confermato l’onorevole Bafile (sono gia’ passati 30 anni e morti chissa’ quanti emigrati nel frattempo);
3) si prevede una gradualità progressiva per l'erogazione dell'assegno di solidarietà in base alla quale non verrebbe erogato immediatamente l'importo mensile di 123 euro ma per il primo anno di applicazione della legge verrebbero dati 90 euro mensili, per il secondo anno 106,5 euro e si arriverebbe solamente nel terzo anno di applicazione alla cifra di 123 euro: proposta Bafile se e chissa quando sara’ approvata, e com cifre cosi’ basse da sembrare fatte com spirito umoristico,
la soluzione finale sembra la seguente: aspettiamo che questi indigenti passino a miglior vita.
Infatti, considerando che la vita media in américa Latina (specialmente nelle favelas) difficilmente supera i 65 anni, gia’ i nostri connazionali indigenti sono um esempio di longevita’ per gli standard sudamericani.
Se a questo aggiungiamo che lê difficolta’ di approvazione di proposte di legge come quella della onorevole citata e la fragilita’ del presente governo, e’ evidente che la proposta di legge (quella vera, segreta, non rivelata ma che si puo’ dedurre daí fatti citati), la soluzione del governo dell’Illustrissimo Danieli sembra essere:
facciamola finita com ‘sti vecchi, aspettiamo che crepino. In fondo dal 75 ad oggi la maggior parte gia’ se ne e’ andata, e’ solo questione di aspettare un poco perche’ anche gli ultimi si esauriscano.
Ma sapete qual’e’ l’ironia della sorte?
Che se, come nelle commedie medievali, un giullare invertisse i destini di alcuni degli ultrasettantenni poveri indigenti (próprio in Sudamerica) con quelli di alcuni illustri rappresentanti di questi che siedono al Parlamento della loro stessa eta’, questi ora vivrebbero nelle favelas sudamericane e la soluzione fisiologica sarebbe adottata proprio per loro.
Pertanto fortuna per loro che queste cose succedono solo nelle commedie, anche se nella vita mai dire mai.
(articolo pubblicato il 28 ottobre 2007 )
Considerato che:
1) stiamo parlando di ultrasessantacinquenni in condizione di indigenza in particolare nelle favelas sudamericane;
2) se ne è cominciato a parlare nel 1975 alla Prima Conferenza Nazionale dell'Emigrazione, come há autorevolmente confermato l’onorevole Bafile (sono gia’ passati 30 anni e morti chissa’ quanti emigrati nel frattempo);
3) si prevede una gradualità progressiva per l'erogazione dell'assegno di solidarietà in base alla quale non verrebbe erogato immediatamente l'importo mensile di 123 euro ma per il primo anno di applicazione della legge verrebbero dati 90 euro mensili, per il secondo anno 106,5 euro e si arriverebbe solamente nel terzo anno di applicazione alla cifra di 123 euro: proposta Bafile se e chissa quando sara’ approvata, e com cifre cosi’ basse da sembrare fatte com spirito umoristico,
la soluzione finale sembra la seguente: aspettiamo che questi indigenti passino a miglior vita.
Infatti, considerando che la vita media in américa Latina (specialmente nelle favelas) difficilmente supera i 65 anni, gia’ i nostri connazionali indigenti sono um esempio di longevita’ per gli standard sudamericani.
Se a questo aggiungiamo che lê difficolta’ di approvazione di proposte di legge come quella della onorevole citata e la fragilita’ del presente governo, e’ evidente che la proposta di legge (quella vera, segreta, non rivelata ma che si puo’ dedurre daí fatti citati), la soluzione del governo dell’Illustrissimo Danieli sembra essere:
facciamola finita com ‘sti vecchi, aspettiamo che crepino. In fondo dal 75 ad oggi la maggior parte gia’ se ne e’ andata, e’ solo questione di aspettare un poco perche’ anche gli ultimi si esauriscano.
Ma sapete qual’e’ l’ironia della sorte?
Che se, come nelle commedie medievali, un giullare invertisse i destini di alcuni degli ultrasettantenni poveri indigenti (próprio in Sudamerica) con quelli di alcuni illustri rappresentanti di questi che siedono al Parlamento della loro stessa eta’, questi ora vivrebbero nelle favelas sudamericane e la soluzione fisiologica sarebbe adottata proprio per loro.
Pertanto fortuna per loro che queste cose succedono solo nelle commedie, anche se nella vita mai dire mai.
(articolo pubblicato il 28 ottobre 2007 )
Thursday, April 2, 2009
Italiani all’estero: e’ finita?
“Caro Max dimmi una cosa: perche’ continui a scrivere sugli italo-brasiliani e sugli italiani all’estero? Non vedi che ormai molti non ti pubblicano, che dici cose scomode, che non guadagni niente a dire la verita’?”. Chi mi siede di fronte nel boteco (bar povero) dei giornalisti italiani di Sao Paolo e’ il mio amico basso e tarchiato di origini meridionali. Ma l’altro cronista, spilungone nordico aggiunge: “Max, non lo vedi che e’ finita? Che gli italiani all’estero non contano piu’ niente? Che sono usati per meri fini elettorali, e che alla fine sara’ loro tolto anche il diritto di votare rappresentanti all’estero? Con il tuo background dovresti scrivere di finanza, di mille altre cose, piuttosto che di italiani all’estero”. Il clima e’ davvero di depressione totale e per alleviare questo caldo africano-tropicale solo una cervejinha (birra) gelata.
“La verita’ e’ che siamo alla fine della corsa. Gli italiani all’estero sono stati di moda per un certo periodo di tempo ma ora e’ praticamente finita per loro. Ne’ da destra ne’ da sinistra c’e’ alcun segnale per loro. Solo silenzi. E solo alcuni cronisti onesti lo dicono. Il resto a sperticarsi in elogi ed arrampicarsi sugli specchi per negare cio’ che evidente: di noi italiani all’estero non gliene frega niente a nessuno” aggiunge con accento romanesco l’amico dal fondo.
“E vedete le figure che dominano il panorama degli italiani all’estero nella politica italiana. Con qualche emerita eccezione veramente di valore, sembra di tornare ai tempi di prima di tangentopoli in Italia. Mezze figure a volte sinistre, furboni e trasformisti dell’ ultima ora, persone che sono eletti all’estero e subito si candidano in Italia perche’ hanno fiutato l’aria che tira e vogliono evitare di perdere la poltrona. Per non parlare di imbroglioni autentici arrivati non si sa come in Parlamento. E l’ironia della sorte sai qual’e’? Che fuori d’Italia abitano alcuni degli italiani migliori, quelli che sono stati cercati da grandi corporations o istituzioni per lavorare perche’ mancavano skills adeguate in quei paesi. E emigrati antichi, di grandissimo valore che hanno dedicato la loro vita a guadagnarsi il pane onestamente. Ma ambo le categorie si tengono alla larga dalla politica. Sembra che pensano che sia una cosa torbida. E come si puo’ dare loro torto viste le figure che circolano in quell’ambiente degli italiani all’estero?” si chiede il tipo basso e tarchiato.
E con questa domanda vi lascio miei cari lettori. Sto francamente pensando di smettere di scrivere. Come dicono i miei colleghi, sembra una lotta difficile e impari. Ma cio’ che e’ peggio, inutile. Il “nuovo” e’ come il vecchio o anche peggio. Le leve nuove e brillanti sono emarginate sempre di piu’ dalla politica degli italiani all’estero. Crescono e si fortificano persone di dubbia qualita’. Ci sono elementi validissimi che lavorano alacremente e onestamente. Ma loro stessi sono sfiduciati.
Perche’ continuare a scrivere percio’?
“La verita’ e’ che siamo alla fine della corsa. Gli italiani all’estero sono stati di moda per un certo periodo di tempo ma ora e’ praticamente finita per loro. Ne’ da destra ne’ da sinistra c’e’ alcun segnale per loro. Solo silenzi. E solo alcuni cronisti onesti lo dicono. Il resto a sperticarsi in elogi ed arrampicarsi sugli specchi per negare cio’ che evidente: di noi italiani all’estero non gliene frega niente a nessuno” aggiunge con accento romanesco l’amico dal fondo.
“E vedete le figure che dominano il panorama degli italiani all’estero nella politica italiana. Con qualche emerita eccezione veramente di valore, sembra di tornare ai tempi di prima di tangentopoli in Italia. Mezze figure a volte sinistre, furboni e trasformisti dell’ ultima ora, persone che sono eletti all’estero e subito si candidano in Italia perche’ hanno fiutato l’aria che tira e vogliono evitare di perdere la poltrona. Per non parlare di imbroglioni autentici arrivati non si sa come in Parlamento. E l’ironia della sorte sai qual’e’? Che fuori d’Italia abitano alcuni degli italiani migliori, quelli che sono stati cercati da grandi corporations o istituzioni per lavorare perche’ mancavano skills adeguate in quei paesi. E emigrati antichi, di grandissimo valore che hanno dedicato la loro vita a guadagnarsi il pane onestamente. Ma ambo le categorie si tengono alla larga dalla politica. Sembra che pensano che sia una cosa torbida. E come si puo’ dare loro torto viste le figure che circolano in quell’ambiente degli italiani all’estero?” si chiede il tipo basso e tarchiato.
E con questa domanda vi lascio miei cari lettori. Sto francamente pensando di smettere di scrivere. Come dicono i miei colleghi, sembra una lotta difficile e impari. Ma cio’ che e’ peggio, inutile. Il “nuovo” e’ come il vecchio o anche peggio. Le leve nuove e brillanti sono emarginate sempre di piu’ dalla politica degli italiani all’estero. Crescono e si fortificano persone di dubbia qualita’. Ci sono elementi validissimi che lavorano alacremente e onestamente. Ma loro stessi sono sfiduciati.
Perche’ continuare a scrivere percio’?
Di Girolamo, la vergogna degli italiani all’estero
“Caro Max scrivi sempre sul caso Battisti, e hai ragione. Tuttavia per parlare degli italiani all’estero devi parlare anche di altri casi. Che ne pensi del caso Di Girolamo?” mi chiede il mio lettore dal Belgio.
A ricordare il meraviglioso Belgio, dove decenni fa studiai al famoso College d’Europe di Brugge (reputata la migliore scuola al mondo per studi sull’Unione Europea), riconosco che il caso Di Girolamo mi fa vergognare di essere italiano. Ironia della sorte per uno come me che e’ sempre stato fiero di essere italiano. Tuttavia cio’ che si insegnava al College d’Europe sulla formazione di un futuro europeo era basato su un principio molto semplice: il rispetto delle leggi, per lo meno quelle basilari. Ed il caso Di Girolamo rappresenta il contrario. Rappresenta il buggerarsi di tutte le regole sulle quali si fonda la democrazia. Nessuna sorpresa che quando si parla di abolire i rappresentanti italiani eletti all’estero, il primo caso che viene citato e’ sempre il suo.
E bisogna ammetterlo. Con alcune eccezioni questo caso mostra quello che e’ sempre stato evidente in Italia. Quando si tratta di difendere i propri colleghi, la solidarieta’ di casta e’ spietata. Ma facciamo un passo indietro.
Vediamo che dice il sito Wikipedia a riguardo del “senatore abusivo” di Girolamo:
“Nelle elezioni del 2008 si candida per il Popolo della Libertà nella circoscrizione estero. Tuttavia, di Girolamo non risulta, all'atto della candidatura, residente all'estero, ma avrebbe presentato domanda di residenza in Belgio solo l'8 maggio 2008, dopo le elezioni. Mancherebbero dunque i requisiti per l'elezione. Per questo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha chiesto per di Girolamo gli arresti domiciliari con le accuse di aver attentato ai diritti politici dei cittadini, falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla sua identità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici determinata dall'altrui inganno, concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali determinata dall'altrui inganno, concorso in abuso di ufficio, falsità in atti destinati alle operazioni elettorali, false dichiarazioni sulle sue generalità.
Nel settembre 2008, il Senato non concede però l'autorizzazione all'arresto; le prove contro di lui sono però utilizzate dalla stessa Giunta per proporne la decadenza dal seggio di senatore.
Il 29 gennaio 2009 l'Assemblea del Senato - respinta la proposta di rinvio della discussione sulla decadenza dal seggio - ha preferito capovolgere la proposta della Giunta, a cui è stato ordinato di riesaminare il caso e di riportarlo in Assemblea solo dopo la sentenza penale definitiva.”
A questo punto e’ evidente che, se anche uno come Tremaglia (PDL) definisce il caso di Girolamo “una vergogna” significa che una cosa abominevole e contro tutte le regole democratiche sta accadendo.
Ma veniamo alla solidarieta’ di casta. Il 24 settembre, con il voto segreto al Senato questi sono stati i risulati sull’arresto di Di Girolamo: 204 no all’arresto (Pdl, Lega, Pd, Udc), soltanto 43 sì (IdV e qualche pidino sciolto).
E allora diciamocelo francamente. Quello che conta e’ la solidarieta’ di casta. Come nel caso Di Girolamo. E allora evitiamo di incolpare gi italiani all’estero per le vergogne nazionali. Come quella della solidarieta’ di casta per il caso di Girolamo.
A ricordare il meraviglioso Belgio, dove decenni fa studiai al famoso College d’Europe di Brugge (reputata la migliore scuola al mondo per studi sull’Unione Europea), riconosco che il caso Di Girolamo mi fa vergognare di essere italiano. Ironia della sorte per uno come me che e’ sempre stato fiero di essere italiano. Tuttavia cio’ che si insegnava al College d’Europe sulla formazione di un futuro europeo era basato su un principio molto semplice: il rispetto delle leggi, per lo meno quelle basilari. Ed il caso Di Girolamo rappresenta il contrario. Rappresenta il buggerarsi di tutte le regole sulle quali si fonda la democrazia. Nessuna sorpresa che quando si parla di abolire i rappresentanti italiani eletti all’estero, il primo caso che viene citato e’ sempre il suo.
E bisogna ammetterlo. Con alcune eccezioni questo caso mostra quello che e’ sempre stato evidente in Italia. Quando si tratta di difendere i propri colleghi, la solidarieta’ di casta e’ spietata. Ma facciamo un passo indietro.
Vediamo che dice il sito Wikipedia a riguardo del “senatore abusivo” di Girolamo:
“Nelle elezioni del 2008 si candida per il Popolo della Libertà nella circoscrizione estero. Tuttavia, di Girolamo non risulta, all'atto della candidatura, residente all'estero, ma avrebbe presentato domanda di residenza in Belgio solo l'8 maggio 2008, dopo le elezioni. Mancherebbero dunque i requisiti per l'elezione. Per questo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha chiesto per di Girolamo gli arresti domiciliari con le accuse di aver attentato ai diritti politici dei cittadini, falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla sua identità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici determinata dall'altrui inganno, concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali determinata dall'altrui inganno, concorso in abuso di ufficio, falsità in atti destinati alle operazioni elettorali, false dichiarazioni sulle sue generalità.
Nel settembre 2008, il Senato non concede però l'autorizzazione all'arresto; le prove contro di lui sono però utilizzate dalla stessa Giunta per proporne la decadenza dal seggio di senatore.
Il 29 gennaio 2009 l'Assemblea del Senato - respinta la proposta di rinvio della discussione sulla decadenza dal seggio - ha preferito capovolgere la proposta della Giunta, a cui è stato ordinato di riesaminare il caso e di riportarlo in Assemblea solo dopo la sentenza penale definitiva.”
A questo punto e’ evidente che, se anche uno come Tremaglia (PDL) definisce il caso di Girolamo “una vergogna” significa che una cosa abominevole e contro tutte le regole democratiche sta accadendo.
Ma veniamo alla solidarieta’ di casta. Il 24 settembre, con il voto segreto al Senato questi sono stati i risulati sull’arresto di Di Girolamo: 204 no all’arresto (Pdl, Lega, Pd, Udc), soltanto 43 sì (IdV e qualche pidino sciolto).
E allora diciamocelo francamente. Quello che conta e’ la solidarieta’ di casta. Come nel caso Di Girolamo. E allora evitiamo di incolpare gi italiani all’estero per le vergogne nazionali. Come quella della solidarieta’ di casta per il caso di Girolamo.
Tuesday, March 31, 2009
Che succedera’ ai parlamentari eletti all’estero?
“Caro Max ho letto i tuoi recenti articoli sul caso Battisti. Devo riconoscere che hai un acume notevole. Hai previsto il no di Lula quando tutti dicevano che era Genro che era contrario all’estradizione. Sicuramente sei la fonte piu’ attendibile in Brasile su cio’ che succede li’. Tuttavia non sono d’accordo sul lato “italiano” della faccenda. La tua interpretazione dell’uso del caso Battisti per “far fuori” gli eletti all’estero mi pare eccessiva. Quali sono gli elementi su cui basi questa posizione? Hai detto che dal lato brasiliano c’e’ una sorda lotta per il potere in corso e mi hai convinto. Ma dal lato italiano cosa sta succedendo? Qual’e’ il gioco in corso?” mi chiede il mio lettore da Buenos Aires, Argentina.
Devo ammetterlo. Dopo l’ultimo mio articolo sulla teoria dei giochi sono subissato di emails chiedendomi di decifrare gli oscuri giochi di potere in corso tanto in Italia quanto in Brasile. Bisogna dire che non ho il tempo per rispondere a tutti i quesiti ricevuti. Ma a questa osservazione del lettore italo-argentino voglio rispondere. Perche’ arriva al cuore del problema.
Da piu’ parti mi e’stato chiesto infatti di decifrare il lato italiano del “gioco” Battisti. Beh, al contrario del chicken game in corso dal lato brasiliano, nel lato italiano siamo in presenza di un classico caso di “win-win” game. Il che significa che qualunque sia il risultato il banco (nel caso il governo italiano) vince. Perche’?
Il punto e’ il seguente. Il caso Battisti ha determinato la maggiore crisi diplomatica della storia repubblicana italiana recente. Mai si era giunti a ritirare l’ambasciatore nei confronti di un paese “amico” come il Brasile. Ministri di primissimo piano come quello della Difesa e degli Esteri italiani hanno preso posizioni durissime contro il ministro della Giustizia brasiliano ed altre autorita’ di quel governo. Si e’ trattata di una escalation di posizioni difficilmente sanabili nel breve termine. Se, come prevedibile, la risposta finale sara’ no all’estradizione, l’indignazione italiana raggiungera’ livelli mai toccati nella storia recente delle relazioni internazionali italiane. Si parla di ricorso dell’ Italia alla Corte di Giustizia dell’ Aja, una cosa fatta per criminali di guerra come Karazic. Anche volendo sposare l’approccio “soft” di alcune ali del governo italiano non si puo’ non ignorare la situazione di incredibile “disconfort” che un diniego dell’estradizione determinerebbe. E sicuramente comincerebbe la caccia alla streghe, al colpevole della mancata estradizione. Gia’ in passato questa caccia al caso espiatorio aveva identificato la comunita’ italo-brasiliana come responsabile di questa mancata estradizione. E questa era stata la posizione anche di membri del governo non di persone di terz’ordine della politica italiana.
Ma nel caso di una posizione definitiva negativa sull’estradizione bisognera’ “incolpare” qualcuno di piu’ in alto. Qualcuno o un gruppo che ha mostrato di non essere utile, di essere inefficace, di essere incapace di dare un contributo tangibile al proprio paese. E chi risponde a questo identikit meglio della categoria degli eletti italiani all’estero?
Questa categoria non e’ mai stata amata in Italia. Definita di “papponi”, di spesa inutile. Molti degli appartenenti alla categoria hanno gia’ mostrato di essere trasformisti, alcuni hanno violato leggi, e in definitiva si tratta di una categoria gia’ discreditata. Ci sono anche galantuomini ma purtoppo in una cesta con 10 uova buone e una marcia quest’ultima e’ quella che viene notata subito, specie dalla stampa nostrana. Ed inoltre lo stesso governo che ha partorito questa categoria lo ha fatto piu’ per merito di Tremaglia che non di una posizione unica e monolitica del governo stesso. Infine si tratta di una categoria che molti da destra a sinistra ne farebbero volentieri a meno.
C’è poi un piccolo segnale. Persino un eletto all’estero della maggioranza ha incolpato gli italo-brasiliani della mancata estradizione in passato. Il messaggio era quasi questo: sono quegli italiani all’estero (gli italo-brasiliani) non tutti gli italiani all’estero che sono colpevoli di cio’. Dopodiche’, ad ulteriore conferma del “disagio” di appartenere alla categoria (o per assicurarsi una poltrona in futuro) la persona in questione si e’ candidata ad elezioni in Italia.
L’impressione e’ quindi lapalissiana: se l’estradizione fosse negata, sull’onda dell’indignazione, si potrebbe fare di tutt’erba un fascio e finalmente “far fuori” questi scomodi ed indesiderati inquilini del Parlamento. I recenti e forse tardivi tentativi di aggregazione della categoria sicuramente mostrano che la preoccupazione degli eletti all’estero e’ palpabile.
Percio’ siamo in presenza di un “win-win” game. Se Battisti e’ estradato in Italia il governo (specie il ministro degli esteri che ha messo la sua faccia su questa storia) sarebbe molto felice. Se non lo sara’ si puo’ approfittare di cio’ per spazzar via questi ospiti indesiderati capitati quasi per caso in Parlamento (gli eletti all’estero). A meno che? A meno che se ne parli prima e si sveli il segreto piano in corso. Perche’ cosi’ sara’ piu’ difficile attuarlo.
Devo ammetterlo. Dopo l’ultimo mio articolo sulla teoria dei giochi sono subissato di emails chiedendomi di decifrare gli oscuri giochi di potere in corso tanto in Italia quanto in Brasile. Bisogna dire che non ho il tempo per rispondere a tutti i quesiti ricevuti. Ma a questa osservazione del lettore italo-argentino voglio rispondere. Perche’ arriva al cuore del problema.
Da piu’ parti mi e’stato chiesto infatti di decifrare il lato italiano del “gioco” Battisti. Beh, al contrario del chicken game in corso dal lato brasiliano, nel lato italiano siamo in presenza di un classico caso di “win-win” game. Il che significa che qualunque sia il risultato il banco (nel caso il governo italiano) vince. Perche’?
Il punto e’ il seguente. Il caso Battisti ha determinato la maggiore crisi diplomatica della storia repubblicana italiana recente. Mai si era giunti a ritirare l’ambasciatore nei confronti di un paese “amico” come il Brasile. Ministri di primissimo piano come quello della Difesa e degli Esteri italiani hanno preso posizioni durissime contro il ministro della Giustizia brasiliano ed altre autorita’ di quel governo. Si e’ trattata di una escalation di posizioni difficilmente sanabili nel breve termine. Se, come prevedibile, la risposta finale sara’ no all’estradizione, l’indignazione italiana raggiungera’ livelli mai toccati nella storia recente delle relazioni internazionali italiane. Si parla di ricorso dell’ Italia alla Corte di Giustizia dell’ Aja, una cosa fatta per criminali di guerra come Karazic. Anche volendo sposare l’approccio “soft” di alcune ali del governo italiano non si puo’ non ignorare la situazione di incredibile “disconfort” che un diniego dell’estradizione determinerebbe. E sicuramente comincerebbe la caccia alla streghe, al colpevole della mancata estradizione. Gia’ in passato questa caccia al caso espiatorio aveva identificato la comunita’ italo-brasiliana come responsabile di questa mancata estradizione. E questa era stata la posizione anche di membri del governo non di persone di terz’ordine della politica italiana.
Ma nel caso di una posizione definitiva negativa sull’estradizione bisognera’ “incolpare” qualcuno di piu’ in alto. Qualcuno o un gruppo che ha mostrato di non essere utile, di essere inefficace, di essere incapace di dare un contributo tangibile al proprio paese. E chi risponde a questo identikit meglio della categoria degli eletti italiani all’estero?
Questa categoria non e’ mai stata amata in Italia. Definita di “papponi”, di spesa inutile. Molti degli appartenenti alla categoria hanno gia’ mostrato di essere trasformisti, alcuni hanno violato leggi, e in definitiva si tratta di una categoria gia’ discreditata. Ci sono anche galantuomini ma purtoppo in una cesta con 10 uova buone e una marcia quest’ultima e’ quella che viene notata subito, specie dalla stampa nostrana. Ed inoltre lo stesso governo che ha partorito questa categoria lo ha fatto piu’ per merito di Tremaglia che non di una posizione unica e monolitica del governo stesso. Infine si tratta di una categoria che molti da destra a sinistra ne farebbero volentieri a meno.
C’è poi un piccolo segnale. Persino un eletto all’estero della maggioranza ha incolpato gli italo-brasiliani della mancata estradizione in passato. Il messaggio era quasi questo: sono quegli italiani all’estero (gli italo-brasiliani) non tutti gli italiani all’estero che sono colpevoli di cio’. Dopodiche’, ad ulteriore conferma del “disagio” di appartenere alla categoria (o per assicurarsi una poltrona in futuro) la persona in questione si e’ candidata ad elezioni in Italia.
L’impressione e’ quindi lapalissiana: se l’estradizione fosse negata, sull’onda dell’indignazione, si potrebbe fare di tutt’erba un fascio e finalmente “far fuori” questi scomodi ed indesiderati inquilini del Parlamento. I recenti e forse tardivi tentativi di aggregazione della categoria sicuramente mostrano che la preoccupazione degli eletti all’estero e’ palpabile.
Percio’ siamo in presenza di un “win-win” game. Se Battisti e’ estradato in Italia il governo (specie il ministro degli esteri che ha messo la sua faccia su questa storia) sarebbe molto felice. Se non lo sara’ si puo’ approfittare di cio’ per spazzar via questi ospiti indesiderati capitati quasi per caso in Parlamento (gli eletti all’estero). A meno che? A meno che se ne parli prima e si sveli il segreto piano in corso. Perche’ cosi’ sara’ piu’ difficile attuarlo.
Wednesday, March 11, 2009
Caso Battisti: nervi a fior di pelle
“Caro Max sul caso Battisti i nervi sono a fior di pelle” mi dice il mio amico del boteco (bar povero) di Sao Paolo. “Quella email che mi hai mostrato lo dimostra” continua lui. “Da qua fammi leggere” afferma l’altro collega squattrinato del bar. Una cosa e’ in comune ai miei amici del boteco di Sao Paolo: tutti in gamba e senza un soldo. Sembra questo essere il destino di noialtri giornalisti italiani di Sao Paolo. “Ma guarda un po’. Un tipo cosi’ serio che scrive queste cose”.
E non facciamo impazzire di curiosita’ il lettore e leggiamola questa email di un illustre parlamentare italiano ricevuta dal sottoscritto.
“Caro Amico,
un solo commento: perché, nel raccontare quel che fa l'Italia politica, si ostina a non parlare mai del voto unanime della Camera dei Deputati dello scorso 26 febbraio?
A oscurare quella notizia, ci pensano già i giornali, sotto la spinta dei salotti radical-chic di Parigi, e perfino il governo che forse non vuole grane col Brasile o, appunto, coi Francesi (alla Camera è stato il governo a far tardare di diverse settimane la discussione della nostra mozione unitaria).
Ma perché ci si mette pure lei? Non capisce che questo voto chiarissimo e unanime della Camera, che rappresenta al livello piú alto l'intera Nazione secondo la nostra Costituzione, è la prova piú evidente che Battisti NON è un perseguitato politico? Non si rende conto che censurare questa notizia e dare tutte le altre che evidenziano gli errori e le contraddizioni del nostro Governo è un grosso favore alla insopportabile campagna di Battisti, che oscilla fra proclami di innocenza e richieste di perdono?
Evidentemente no, non lo capisce. Oppure fa finta di urlare contro Battisti, ma sotto sotto le sta simpatico. Peccato.
Cordiali saluti,
XY”
“E tu che hai risposto Max?” mi chiede il mio amico con gli occhi infuocati.
“ Caro XY
ammetto di non aver citato nei miei articoli il voto della Camera dei Deputati. Lo faro' in futuro. Mi dispiace che lei pensa che Battisti mi sta simpatico. Le garantisco che prende una gran cantonata.
In ogni caso i miei articoli sono volti a evidenziare le problematiche vere dietro il caso Battisti. Non per voler sminuire l'importanza del voto alla Camera. Mi permetta una piccola domanda a riguardo: se la Camera fosse cosi' unanime riguardo a Battisti perche' non vota qualche misura che veramente possa ottenere la sua estradizione (come rottura delle relazioni diplomatiche con il Brasile, sfiducia verso il ministro degli esteri italiano che evidentemente ha mal gestito l'intera faccenda), etc.?
Penso che se veramente si vuole ottenere l'estradizione di Battisti bisogna votare misure diverse e piu' efficaci. In Brasile la notizia del voto non e' stata presa in considerazione come una grave rottura con l'Italia. Al contrario la percezione qui e' che l'Italia ingoiera' il rospo senza fiatare. E questo tanto da parte del governo che dell'opposizione.
Nel mio piccolo mi limito a descrivere le misure veramente efficaci. Purtroppo so bene che il potere dei parlamentari italiani di questi tempi e' piuttosto limitato e che persino di molti membri del governo.
E' peraltro vero che alcuni suoi colleghi della Camera sono venuti qui in Brasile a spese della Camera per viaggi di efficacia quantomeno dubbia (per non dire spreco di soldi pubblici) con la scusa di risolvere il caso Battisti. Perche' nessuno lo dice alla Camera?
In ogni caso e' cosi' palese che Battisti non e' un perseguitato politico ma solo un volgare criminale che non lo ripeto spesso nei miei articoli.
Saluti
Max”
“Max hai fatto bene non devi essere il megafono di nessuno anche quando si tratta di iniziative meritevoli come quella citata” mi dice uno dal fondo.
Eh si, man mano che la sentenza del caso Battisti si avvicina i nervi sono a fior di pelle.
Ma permettemi di dire una cosa. Se e’ vero che dobbiamo operare nella stessa direzione, e’ altrettanto vero che (non e’ il caso del parlamentare che mi scrive) molti dicono di fare ma pochi veramente fanno qualcosa. Molti sono frustrati. La realta’ e’ che, come ho scritto ad un altro parlamentare, “Al giorno d'oggi (con tutto il rispetto) i parlamentari non sono poi cosi' importanti nella politica italiana.”
Lo scollamento tra rappresentanti eletti e elettori e’ impressionante. Specialmente quelli eletti all’ estero. Il caso Battisti ha drammaticamente messo cio’ in evidenza. Le comunita’ italiane all’estero manifestano sempre di piu’ la loro insofferenza verso la mancanza di attenzione dell’Italia verso di loro. A questo punto e’ bene che cio’ sia messo nella dovuta evidenza. Per evitare che (nel caso degli eletti all’estero) la soluzione presa, forse anche figlia di una frustrazione sul caso Battisti, sia cio’ che sta covando da tempo: eliminare i rappresentanti eletti all’estero.
E non facciamo impazzire di curiosita’ il lettore e leggiamola questa email di un illustre parlamentare italiano ricevuta dal sottoscritto.
“Caro Amico,
un solo commento: perché, nel raccontare quel che fa l'Italia politica, si ostina a non parlare mai del voto unanime della Camera dei Deputati dello scorso 26 febbraio?
A oscurare quella notizia, ci pensano già i giornali, sotto la spinta dei salotti radical-chic di Parigi, e perfino il governo che forse non vuole grane col Brasile o, appunto, coi Francesi (alla Camera è stato il governo a far tardare di diverse settimane la discussione della nostra mozione unitaria).
Ma perché ci si mette pure lei? Non capisce che questo voto chiarissimo e unanime della Camera, che rappresenta al livello piú alto l'intera Nazione secondo la nostra Costituzione, è la prova piú evidente che Battisti NON è un perseguitato politico? Non si rende conto che censurare questa notizia e dare tutte le altre che evidenziano gli errori e le contraddizioni del nostro Governo è un grosso favore alla insopportabile campagna di Battisti, che oscilla fra proclami di innocenza e richieste di perdono?
Evidentemente no, non lo capisce. Oppure fa finta di urlare contro Battisti, ma sotto sotto le sta simpatico. Peccato.
Cordiali saluti,
XY”
“E tu che hai risposto Max?” mi chiede il mio amico con gli occhi infuocati.
“ Caro XY
ammetto di non aver citato nei miei articoli il voto della Camera dei Deputati. Lo faro' in futuro. Mi dispiace che lei pensa che Battisti mi sta simpatico. Le garantisco che prende una gran cantonata.
In ogni caso i miei articoli sono volti a evidenziare le problematiche vere dietro il caso Battisti. Non per voler sminuire l'importanza del voto alla Camera. Mi permetta una piccola domanda a riguardo: se la Camera fosse cosi' unanime riguardo a Battisti perche' non vota qualche misura che veramente possa ottenere la sua estradizione (come rottura delle relazioni diplomatiche con il Brasile, sfiducia verso il ministro degli esteri italiano che evidentemente ha mal gestito l'intera faccenda), etc.?
Penso che se veramente si vuole ottenere l'estradizione di Battisti bisogna votare misure diverse e piu' efficaci. In Brasile la notizia del voto non e' stata presa in considerazione come una grave rottura con l'Italia. Al contrario la percezione qui e' che l'Italia ingoiera' il rospo senza fiatare. E questo tanto da parte del governo che dell'opposizione.
Nel mio piccolo mi limito a descrivere le misure veramente efficaci. Purtroppo so bene che il potere dei parlamentari italiani di questi tempi e' piuttosto limitato e che persino di molti membri del governo.
E' peraltro vero che alcuni suoi colleghi della Camera sono venuti qui in Brasile a spese della Camera per viaggi di efficacia quantomeno dubbia (per non dire spreco di soldi pubblici) con la scusa di risolvere il caso Battisti. Perche' nessuno lo dice alla Camera?
In ogni caso e' cosi' palese che Battisti non e' un perseguitato politico ma solo un volgare criminale che non lo ripeto spesso nei miei articoli.
Saluti
Max”
“Max hai fatto bene non devi essere il megafono di nessuno anche quando si tratta di iniziative meritevoli come quella citata” mi dice uno dal fondo.
Eh si, man mano che la sentenza del caso Battisti si avvicina i nervi sono a fior di pelle.
Ma permettemi di dire una cosa. Se e’ vero che dobbiamo operare nella stessa direzione, e’ altrettanto vero che (non e’ il caso del parlamentare che mi scrive) molti dicono di fare ma pochi veramente fanno qualcosa. Molti sono frustrati. La realta’ e’ che, come ho scritto ad un altro parlamentare, “Al giorno d'oggi (con tutto il rispetto) i parlamentari non sono poi cosi' importanti nella politica italiana.”
Lo scollamento tra rappresentanti eletti e elettori e’ impressionante. Specialmente quelli eletti all’ estero. Il caso Battisti ha drammaticamente messo cio’ in evidenza. Le comunita’ italiane all’estero manifestano sempre di piu’ la loro insofferenza verso la mancanza di attenzione dell’Italia verso di loro. A questo punto e’ bene che cio’ sia messo nella dovuta evidenza. Per evitare che (nel caso degli eletti all’estero) la soluzione presa, forse anche figlia di una frustrazione sul caso Battisti, sia cio’ che sta covando da tempo: eliminare i rappresentanti eletti all’estero.
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