lunedì 19 novembre 2018

I vecchioni dell'emigrazione a nudo

"Caro Max il mondo sta cambiando, le proteste via internet, skype, twitter and Facebook stanno cambiando il modo di fare politica. Tutti se ne accorgono. Ma i politici resistono. Sono sotto assedio. Quelli sopra i 60 anni si sentono in forte disagio perché' non sanno ancora maneggiare bene questo strumento. Ma anche quelli sotto i 60 anni non sanno muoversi agevolmente su internet.
Ma la cosa che più' da fastidio e' che il modo di fare politica e' cambiato per sempre.
Le clientele, le promesse, le chiacchiere tutto questo non vale più' niente.

Oggigiorno se dici una bugia, una falsa promessa, ti scoprono subito, ti mettono subito a nudo, sei senza difese. Il vecchio modo di fare politica e' morto per sempre. E' questo che veramente non va giù' ai politici di tutto il mondo. Loro non sanno più' come comportarsi. La politica e' sempre stata basata sul fumo negli occhi dell'elettore, sul "va bene, poi lo facciamo", sulle parole vuote.
Vedi cosa accade in Brasile ad esempio. Un popolo in rivolta perché' stanco di parole. In turchia, in Medio oriente e' la stessa cosa.

In Italia anche il fenomeno Grillo e' la prova che questo approccio funziona. Solo che, come al solito, funziona a meta', perché' il popolo italiano e' un popolo bloccato, che ha paura di cambiare, un popolo che a volte ha paura della sua stessa ombra. Nel mondo degli italiani all' estero poi questo cambiamento e' drammatico.

Prendi ad esempio Cicero, il tuo gruppo.

E' il più' grande gruppo di italiani all' estero al mondo. Creato in Brasile da uno sconosciuto, ha dissacrato e distrutto per sempre le gerarchie di questo mondo di dinosauri della politica degli italiani all' estero. Quest'ultimi non hanno mai contato niente.

Perché'? Per colpe loro e dei loro politici.

Colpa loro perché' gli italiani all' estero si uniscono solo quando solo in difficoltà' mentre prima pensano di poter risolvere tutto da solo. Cosa chiaramente impossibile. Colpa dei loro politici perché' questi sono anagraficamente pietosi con un eta' media sopra i 70 anni. I nuovi a volte sono anche peggio perché' sono messi li' dai vecchioni che hanno finalmente vergogna di apparire. Cosa non comune perché' in generale i vecchioni dell'emigrazione sono senza vergogna. Ma soprattutto Cicero ha distrutto per sempre il loro monopolio dell'informazione. Chiunque dai posti più' remoti al mondo può' far sentire la sua voce. Questo ha detonato per sempre il potere dei vecchioni che pensavano di farla franca con le loro promesse da quattro soldi.

I vecchioni sono colpiti da una isteria collettiva. Sono nudi davanti all'elettore al popolo a tutti. Non possono più' mentire senza essere scoperti. Che possono fare? Usano gli strumenti di informazione che hanno ma che ormai non vale niente. Sono alla deriva. Non capiscono come ciò' sia possibile. Gente che viene dai postumi della seconda guerra mondiale in questo nodo di internet e' perduto.

E' vero che da molto tempo non valgono niente. In Italia Mai hanno avuto importanza. Ma all' estero ancora contavano. Ora no. Sono finiti. Difendono con le unghie e con i denti i loro privilegi. Ma e' finita per loro in questi tempi di crisi. Cicero e' come quel bimbo che dal popolo grida "Il re e' nudo". E francamente vedere i vecchioni nudi non e' proprio un bello spettacolo.

Ma a parte le battute anche solo per questo, per averli messo a nudo, devo farti i complimenti. Aver creato un gruppo mondiale tutto da solo, senza soldi, senza esserti venduto, e senza guadagnarci niente ma dedicando la meta' del tuo tempo a questa missione volontaria e' encomiabile. Grazie di cuore. P. C."
Email ricevuta nel giugno 2013

domenica 24 giugno 2018

Italy, migrants is your problem

“What a hell do they want?” the man cries loud. “Do they go there? So it is their problem,

We are not going to host anyone.”

The man is the French President. They are the African migrants.

What is going on? Why tensions are so high in Europe?

Welcome to the new world
, the world where the selfish people are the ones who reject the poor people from Africa. The Italians. They are extremist. They do not want to help poor people escaping from the wars.

“What about us helping them and you hosting them?” the child says loudly from the back of the room.

“Shut up child and call me mr. President,” the French President says.

“They come to your ports so they are your problem.”

“But you are so sympathetic to them I am sure you have place and food to shelter them” says the child.

“It is out of question. You are a spy of the extremist part in power in Italy”.

And that is the problem. The French president does not understand it is not the rude man in power in Italy the problem. The problem is the selfishness of Europe, its double-standards, clearly shown by the behavior of Malta.

We want to help them, we sell them medicines and food. But we do not want to host them.

It is an Italian problem.

On one side we criticize the Italians. On the other one we do not want the African migrants.

That is too easy. This is not Europe, it is selfishness.

And the Italians are fed up of that.

Something has to change. Deeply. In Europe.

Otherwise the migrant crisis will turn into European crisis.

But something will stay: anger towards Europe.

Wake up Europe. Migrants are a European problem not an Italian problem.

domenica 10 giugno 2018

Chi c’e’ dietro lo sbarchi dei migranti?

“Lasciateli passare, non c’e’ problema. Piu’ passano meglio e’” dice in arabo la voce dal forte accento italiano.
“Ottimo, sara’ fatto” replica in arabo la voce con accento libico.

Le solite motovedette che intercettavano i barconi dei miserabili passano senza problemi. Luce verde. Passano tutti.

Gli sbarchi nel 2017 erano crollati del 70%. Non cosi’ ora. 1200 persone sbarcate negli ultimi due giorni. Ma cosa succede?

Benvenuti nel mondo senza pieta’ degli sbarchi clandestini. Con una piccola variante. La politica italiana ed europea contro il governo giallo-verde italiano. Un governo che ha rotto le uova nel paniere a molti. Che deve pagare. E che paghera’.

Si perche’ se ci saranno morti nel Mediterraneo questi giorni la ragione e’ il repentino cambio di politica dei libici. Che prima non facevano passare nessuno e che ora invece lasciano campo libero. Perche’?

Nel mondo della dietrologia italiano la conversazione riportata all’inizio dell’articolo e’ la piu’ chiacchierata a Roma in queste ore.

Il ministro Minniti era riuscito a bloccare gli sbarchi. Non evitare ma rallentare in maniera molto forte.

Perche’ appena il nuovo ministro dell’Interno arriva al potere le cose cambiano in maniera cosi’ repentina. Cosa succede? A Roma dicono che i vecchi amici dei libici stanno facendo di tutto per mettere in difficolta’ il nuovo governo.

Con grande baldanza il ministro Salvini aveva annunciato che gli scafisti avrebbero sofferto con il suo governo che la pacchia era finita. Sembra invece il contrario. Mai negli ultimi tempi le cose erano andate cosi’ bene per gli scafisti. Come detto 1200 sbarchi in due giorni . E si aspettano molti altri nelle prossime ore.

Com’e’ possibile? Cosa succede?

Lasciamo da parte la dietrologia, gli attacchi all’Europa che se ne frega dell’Italia invasa dai migranti. Una cosa e’ certa. La situazione e’ insostenibile.

Non vogliamo nuovi morti nel Mediterraneo, ne’ stragi dei migranti.

Ma il nuovo governo deve essere piu’ flessibile. Deve negoziare con i governi limitrofi per bloccare gli sbarchi. Altrimenti ci saranno stragi di migranti.

Il vecchio si oppone al nuovo. E’ sempre stato cosi’ cosi’ e sempre lo sara’. Ma ignorare cio’ significa fare una guerra sulle spalle di poveri morti di fame che fuggono dalle guerre.

Blocchiamoli prima che partano. Usiamo la nostra diplomazia. Evitiamo gli sbarchi. Ma anche le stragi. Parliamo con i governi nordafricani e blocchiamo le partenze.

Dimentichiamo l’Europa che se ne frega. Facciamo da soli.

E’ l’unica maniera per fermare questo chicken’s game in cui chi perde muore.

venerdì 6 aprile 2018

Brasile, la fine di un grande presidente

5 aprile 2018 Porto Alegre Il giudice Sergio Moro ha ordinato all’ ex-presidente Lula da Silva di costituirsi alla polizia federale il giorno successivo alle ore 17 locali per essere arrestato.

6 aprile 2018 Curitiba La ressa dei fotografi davanti al carcere di Curitiba e’ immane.

Tutti vogliono vedere l’ex-presidente Lula entrare nel carcere. Si avvicinano le ore 17. Le tv brasiliane e straniere sono come impazzite. Ed ecco che un auto si avvicina.
E dalla stessa esce lui, l’ex-presidente. Alza le dita in segno di vittoria. Si sente come Nelson Mandela. Si proclama innocente. Ma si avvia tristemente verso il carcere. E’ la fine di un epoca.

Ma che cosa sta succedendo in Brasile? Come e’ possibile che un presidente di un paese, sicuramente il piu’ popolare della storia del Brasile, passi dalla miseria al potere assoluto e di nuovo alla miseria?

Benvenuti nel gigante sudamericano per eccellenza, il Brasile, l’unico paese al mondo dove il limite tra potere e miseria, tra elite e plebaglia, tra essere “ai piani alti” e in prigione, e’ piccolissimo, quasi nullo.

Eh si perche’ in nessun paese al mondo, a meno che si verifichi un colpo di stato o una rivoluzione, si verificano fatti come quelli che si stanno verificando in Brasile.

E non ci riferiamo solo a Lula.

Decine e decine di ex-governatori di stati del Brasile, di alti funzionari del potere a tutti i livelli burocratici e amministrativi, di direttori e funzionari di societa’ pubbliche e private, sono finiti in carcere nel gigante sudamericano.

Ma il caso di Lula e’ emblematico.
Non vogliamo scrivere il solito polpettone giornalistico sulla storia del povero arrivato al potere dal nulla e che poi torna nel nulla. Lasciamo questo alle decine di giornalisti, alcuni pennivendoli che esaltavano Lula quando era al potere e ora esaltano la “giustizia” perche’ lo mette in prigione.

Noi vogliamo solo focalizzarci su un punto.

Agli inizi del millennio il Brasile aveva scelto Lula per cambiare le cose.

Grandissime speranze erano riposte in lui e nel PT, il partito dalla parte dei poveri e dei lavoratori. E realmente le cose migliorarono e molto in Brasile. Una grande ripresa economica, un dinamismo senza eguali e una stabilita’ monetaria mai vista nella storia del Brasile.

C’erano tutti i presupposti di un innalzamento del livello del paese da “subdesenvolvido” (sottosviluppato) a paese quasi desenvolvido (sviluppato).

Il paese sembrava vivere una fase nuova. C’era un grande ottimismo. C’era attenzione ai poveri con i programma “fome zero”, “minha casa minha vida” e altri molto importanti. Al tempo stesso l’economia cresceva di pari passo. Un ottimismo quasi contagioso attraversava tutti i gangli della societa’.

Tutti pensavamo che il Brasile era nella direzione giusta. Ma c’era qualcosa che non andava.

Cosa?

Il settore pubblico. Era sempre lo stesso. L’educazione, la sanita’, le infrastrutture, le opere pubbliche. Erano migliorate ma erano ancora a livelli di sottosviluppo.

E nell’ombra cresceva sempre di piu’ un male endemico del Brasile che pero’ nell’epoca di Lula sembrava aver raggiunto livelli strutturali: la corruzione.

Qualunque cosa era monopolizzata dal partito al potere. Qualunque opera pubblica andava sempre alle stesse imprese. Quelle che finanziavano il PT.

Il paese non migliorava. Al contrario l’eccitazione che il Brasile viveva sembrava invece passeggera. Come un magico sogno che tutto andava bene.

Ma poi quando ci alzava il mattino per andare a lavorare il prezzo del biglietto dell’autobus aumentava sempre di piu’. L’inflazione strisciante aumentava il prezzo delle cose di qualita’. Le opportunita’ di lavoro offerte alla classe media erano bloccate.
Se non appartenevi alla classe del PT tutto era bloccato.

Addirittura per i giornalisti nelle conferenze stampa lo spazio era in fondo alla sala come quando Dilma venne a Salvador. Non c’era possibilita’ di replica. La critica era quasi soffocata nel mare magnum del “le cose vanno bene”.

Ma le cose non andavano bene. Si viveva un sogno. Ma le cose diventavano sempre piu’ care. Arrivato in Brasile agli inizi del 2000, all’inizio dell’epoca Lula, la vita era molto piu’ economica che in Italia.

Alla fine dell’epoca Lula (includendo il periodo di Dilma) il Brasile e’ diventato un paese carissimo, molto di piu’ che in Italia.

Sembrava quasi che il magico sogno fosse finito. O che la sbornia fosse passata. E che rimaneva solo un grande mal di testa. La societa’ era delusa.

Non era cambiato nulla. Ma non era vero.

Alla fine dell’epoca del PT le cose sono invece cambiate e molto. Non bisogna mentire a riguardo. Il Brasile e’ molto migliorato.

Ma quello che veramente ha deluso e’ che si pensava di diventare un paese dove le opportunita’ sarebbe aumentata su un nasceva PP (preto, pobre cioe’ nero e povero) o della classe media.

Ma questo non e’ cambiato. Il Brasile e’ uguale a prima. Non ci sono le opportunita’ sperate.

La fine del PT al potere e’ stata un miscuglio di corruzione dilagante a tutti i livelli. L’operazione Lava Jato ha scoperchiato un livello di corruzione inaudito, che ricorda il livello delle corruzioni Enimont in Italia.

Il Brasile e’ come un bambino che si e’ risvegliato da un brutto sogno e che piange.

Il Brasile e’ cambiato. Profondamente. Paradossalmente il merito del PT e’ la causa della sua fine.

Spieghiamoci.

Fintantoche’ il Brasile era mantenuto nell’ignoranza dell’élite nel canale Rio- Sao Paolo i brasiliani non facevano sentire la loro voce in maniera forte, con l’eccezione del caso Fernando Affonso Collor de Mello che fu deposto dal potere.

Ma quando il paese ha cominciato a accelerare, diventare una potenza economica e sociale, la gente ha preteso giustamente che le cose migliorassero anche nel settore pubblico e nell’amministrazione della giustizia e del potere.

Ma questo non e’ avvenuto. Al contrario le opportunita’ sono sempre state poche anche con Lula.

Il processo che ha portato il PT fuori dal potere e’ sicuramente a dir poco dubbio per non dire non democratico.

Ma questo non toglie che il paese era stufo di Lula e del PT.
Il paese voleva cambiare sul serio. Il paese voleva diventare sul serio quello che Lula gli aveva promesso e che non aveva mantenuto: un paese del futuro.

Ma Lula non l’ha capito.

E questo e’ stato il suo grande errore. Ha continuato a insistere nella sua candidatura quando era evidente che il paese era stufo della politica del PT. Non di lui.

Ma lui era il primo responsabile del sistema di corruzione impiantato nel paese. E Lula e’ andato avanti ignorando cio’. E forse e’ questa la vera ragione della sua fine in carcere.


La folla ulula fuori del carcere di Curitiba.
il grande ex-presidente sorride e promette che ritornera’. Che lui e’ come Mandela. Uscira’ e tornera’ presidente.

Lula e’ stato un grande. Ma non ha capito quando era ora di farsi da parte.

E’ triste ma vera la frase del mio vecchio professore di storia al liceo:

“Caro Max se cominci una rivoluzione stai attento. Ti porteranno sugli scudi ma se tradisci le promesse finirai nella polvere. E come nella rivoluzione francese chiederanno la tua testa”.

E sembra proprio che questo sia successo al grande ex-presidente Lula.

martedì 6 marzo 2018

Renzi il vero vincitore delle elezioni politiche

“Ma che scrivi Max sei impazzito? Hanno vinto i cinque stelle e la Lega, il PD e’ crollato e tu scrivi che Renzi ha vinto le elezioni?” . So che questo e’ quello che state pensando miei cari lettori. E infatti il titolo del mio articolo e’ apparentemente assurdo. Ma solo apparentemente.

Nota bene: ho scritto Renzi e non il PD. E da questa affermazione che si sviluppa cio’ che diro’.

Benvenuti nel mondo della politica italiana, del trasformismo tout court, come dichiaro’ Agostino Depretis nel discorso tenuto a Stradella, 8 ottobre 1882.

Rileggiamo le sue parole:
« Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo? »

E infatti De Pretis, uomo di sinistra, non ebbe alcun problema ad allearsi con la Destra per governare.

E infatti Renzi, senza la barba, assomiglia molto a De Pretis di un tempo. Perche’?

Ma e’ semplice. Il PD ha subito la maggiore sconfitta della sua storia. Sta qualche punto sopra la Lega. E’ di fatto il terzo partito in Italia. Finito. Spacciato.

Ma Renzi no. Pensiamoci bene.
Dopo il referendum sul Senato, con esito disastroso, qualunque politico si sarebbe dovuto dimettere da qualsiasi carica istituzionale e paritaria.

Ma Renzi no. Furbamente creo’ il governo fotocopia di Gentiloni solo per rimanere al potere altro tempo.

Ma gli italiani erano stufi di lui. E infatti hanno bocciato sonoramente il PD nelle urne.

Ma ecco il colpo di scena. Renzi non si dimette. Non solo, ma dice che lo fara’ dopo la formazione del nuovo governo. Perche’?

Ma e’ chiaro. Al solito il voto degli italiani non ha risolto nulla. Non c’e’ maggioranza ne’ per la Destra ne’ per i Cinque Stelle. E qui viene la mossa di DePretis-Renzi.

I voti del PD sono in vendita al miglior offerente. Alla Destra e ai Cinque Stelle. Non importa che questo cancellera’ per sempre il PD dalla scena politica futura.

In questo modo Renzi restera’ al potere. E’ vero, in posizione subalterna. Ma in fondo sara’ sempre decisivo.

Puo’ fare il governo con la Destra, come fece in passato. Ma se la Destra non lo accontenta lo fa con i Cinque Stelle. E puo’ giocare in un campo o nell’altro.

Quindi rimarra’ sempre al potere. In fondo per un “ragazzo” giovane come lui la carriera politica era finita dopo il referendum. Ma lui non vuole arrendersi. Mai. E poco importa cosa succede al PD. E’ questo il gioco del fiorentino DePretis- Renzi.

E sembra di sentire la voce del banditore fiorentino Renzi che cammina fuori a Montecitorio dicendo” Che vuole i miei voti? Chi vuole i miei voti? Fate le vostre offerte, fate le vostre offerte”.

mercoledì 17 gennaio 2018

La vita’ e’ meravigliosa

“Caro Max sei stato fortunato, molto fortunato. In 9 casi su 10 si muore in incidenti come il tuo”.
Chi mi stava di fronte era il mio caro amico, ortopedico che conoscevo da anni.
A lui avevo raccontato quanto mi era successo alcuni mesi prima a Porto Seguro in Brasile.

Era circa mezzanotte e stavo andando in compagnia della mia amica ad una festa sulla spiaggia. Una festa come tante altre a cui avevo partecipato.
Avevo 33 anni.
Le strade del lungomare di Porto Seguro, come al solito, avevano pochi lampioni. Era buio.
Io e la mia ragazza attraversammo la strada poco fuori il centro cittadino.
Nell’attraversare la strada passai dall’altro lato.
In un attimo successe tutto.
Chiusi gli occhi. un attimo dopo li riaprii.
Ero vestito di bianco. La testa mi faceva male. Toccai la parte posteriore della testa. C’era sangue, molto sangue, che gocciolava dietro una grande fascia. Mi guardai intorno. Ero su un lettino. Di un ospedale. Era giorno. Non capivo cosa era successo.
Perche’ ero li’? Avevo solo un camice bianco addosso. Dov’erano i miei vestiti? Cosa era successo?
Toccai di nuovo la testa. C’era sangue. Cominciai a chiamare qualcuno in portoghese.

Finalmente qualcuno arrivo’. Una infermiera vestita di bianco mi disse di non muovermi. Dissi che non ci pensavo nemmeno. Volevo andarmene.

L’infermiera mi disse che avrebbe chiamato il medico. Questo arrivo’ e mi disse di non muovermi.

Avevo subito un incidente gravissimo. Erano le 8 del mattino. Ero stato in coma per 8 ore. Nelle ore passate avevo respirato solamente. Tutte le mie funzioni vitali funzionavano. Il cuore batteva. Per il resto ero morto. Poi improvvisamente mi ero svegliato. Ero uscito dal coma. E stavo bene. Solo la testa mi faceva molto male. Ma cosa era successo?
Te lo spieghera’ la tua ragazza disse.
“Voglio andarmene e ora” urlai. Non voglio stare qui un minuto di piu’”.
Il medico mi guardo’ negli occhi e disse: “Va bene. Se firmi il documento del consenso e di liberazione dalla responsabilita’ puoi andare”. Io acconsentiti subito. Firmai. e me ne andai. La mia ragazza stava nella sala d’attesa in lacrime. Prendemmo un taxi che mi porto’ in albergo.
Lei mi spiego’ cosa era accaduto in lacrime.
“Era circa mezzanotte. Stavamo attraversando la strada. La feci passare dall’altro lato della strada. In quel momento un autobus passo’ ad alta velocita’.
Nel buio della notte nessuno lo vide. Ne’ io ne’ lei.
L’autobus batte’ violentemente il suo fianco contro la mia testa. Non si fermo’ e ando’ via.
Io caddi a terra in una pozza di sangue. La mia testa era rotta.
A terra in mezzo alla strada tutto sangue.

La mai ragazza comincio’ a chiedere aiuto alle macchine che passavano. In lacrime gridava di fermarsi. Nessuno si fermava. Dopo molte insistenze finalmente qualche passante chiamo’ l’autoambulanza. A mezzanotte di un giorno qualsiasi devi aspettare in Brasile.

E io aspettai. Per 20 minuti nell’asfalto in una pozza di sangue con la testa rotta aspettai tra le lacrime di disperazione della ragazza.
Ma il corpo umano e’ fantastico.

“Sai cosa successe Max? Il corpo umano in casi gravissimi e’ come se staccasse la spina. Il corpo vive. Le funzioni vitali continuano. Ma la persona muore. Cade in coma profondo. Se hai fortuna, una cosa molto rara, ti svegli” Ma 9 su 10 non ti svegli piu’” mi disse il mio amico medico quando ero tornato in Italia.

E questo era successo. Mi ero addormentato. Ero morto. E poi sono risorto. Dopo 8 ore mi sono risvegliato.

Cosa ho imparato da questa esperienza? Che la vita e’ breve. Che bisogna fare le cose che vuoi fare veramente. Perche’ poi dopo se non c’e’ piu’ tempo e finisce tutto.

Da quel momento mi sono sentito un’altro. Dio mi ha dato la seconda possibilita’. E non l’ho sprecata.
Ho vissuto la mia vita e ho fatto cio’ che avrei sempre voluto fare. Nessun rimpianto.

Sono anche stato un incosciente. Andare via dall’ospedale la mattina dopo e’ stato molto rischioso. Potevo aver ricadute pericolosissime.

Oggi ho una grande cicatrice in tutta la testa.

Dopo ho sentito molte persone dire molte cose.

Ma ora, con la mia famiglia, con i miei figli e mia moglie che mi vogliono bene, ringrazio Dio per la seconda possibilita’ che mi ha dato.

Sono felice perche’ nonostante tutte le difficolta’ la vita va avanti.

La vita’ deve essere vissuta e non sprecata in inutili odi o rancori.

Io non odio nessuno. A volte mi arrabbio e molto. Ma nessun rancore.

Per usare il titolo di un vecchio film “La vita e’ meravigliosa”.

domenica 5 novembre 2017

Max Bono, Fearless in the Land of Cannibals - Max Bono senza paura nella terra dei cannibali brasiliani

Dear friends,

During this August holiday period, I will tell you about a small trip I took to Southern Bahia, where I went to interview indigenous groups regarding their land claims.

I had left home in a hurry and taken the bus.

I didn’t know exactly where the village was. I thought of the words of my friend Cesar, a great expert on the indigenous people of Southern Bahia: “The landowners are brutal and have promoted the invasion of indigenous lands. But the indigenous groups aren't joking around either. Be careful.”
But Max Bono is not the type to be afraid, so he went without issue. However, Max had made a serious mistake: in his rush to leave, he forgot his international press card at home. After a brief conversation with the deputy chief of the tribe—a stout and friendly man—a lean indigenous man with an ascetic face approached. He was armed with a bow and arrow and looked anything but welcoming.

I asked him what he was doing with the bow. Without answering, he aimed at the sky and released an arrow that landed near me. He told me he used the arrow to kill spies. Then he said he didn't believe I was a journalist. At that moment, the air grew tense. Glances were exchanged, and faces suddenly turned hard.

Following this, the deputy chief I had been speaking with tied my wrists and declared me "under arrest" by his authority. Unfortunately, I was alone. I tried to appeal to the facts: I had been waiting outside to interview the chief, but he wasn’t there, and I had been told to wait past the entrance fence—which I had done.

Luck was on my side: the women of the tribe confirmed my version. "É verdade, é verdade!" (It's true!) the women shouted. At that point, the men looked at each other. They were angry but didn't know what to do; they couldn't go against the word of their women. The deputy chief's face turned serious, but the aggression vanished.

After searching me, they were convinced I wasn't dangerous and released me—but only outside their territory. The deputy chief accompanied me to the entrance with my hands tied and only untied them there. When I complained about the unfair treatment, he told me: "You’re complaining? It could have ended much worse."

"How?" I asked.

"What if we cooked you on a spit?" he said with a straight face.

"And why would you do that?"

"For asking questions in other people's houses," he replied.

I let it drop. There will be no "Max Bono stew," and I will continue to do my duty. If I can face a tribe alone, I think I can face politicians to claim the rights of Italians abroad.

P.S. On Aug 29, 2011, the Chief added a statement: "That's why I don't kidnap anyone. If we kidnap them, we have to eat them."

Cari amici
in questo periodo di feste di agosto vi raccontero' di un mio piccolo viaggio nel Sud della Bahia dove sono andato ad intervistare gli indios nelle loro giuste rivendicazioni di terra.

Ero uscito di fretta da casa e avevo preso l’autobus.

Non sapevo dove era il villaggio degli indios.

Pensavo alle parole del mio amico Cesar, grande conoscitore degli indios del sud della Bahia:

“I proprietari di terra sono brutali e hanno promosso la invasione delle terre indigene.

Ma anche gli indios non scherzano. Stai attento”.

Ma Max Bono non e’ un tipo che ha paura e quindi e’ andato senza problemi.

Max pero' aveva commesso un grave errore: nella fretta di uscire aveva dimenticato a casa la sua tessera di giornalista internazionale.

Dopo una breve conversazione con il vice-capo della tribu’, un tipo grasso e simpatico, si e’ avvicinato un indio magro e con un viso ascetico.

Era armato di freccia ed aveva una faccia per niente accogliente.

Gli ho chiesto cosa faceva con l’arco.

Lui senza rispondere ha mirato l’arco al cielo e ha lanciato una freccia, che e’ caduta vicino a me.

L’indio mi ha detto che usava la freccia per ammazzare le spie. Poi mi ha detto che non credeva che fossi giornalista.

In quel momento l’aria e’ divenuta tesa. Gli sguardi tra gli indios si sono rapidamente incrociati e le facce sono diventate improvvisamente dure.

Dopo di cio' il vice-capo con cui parlavo mi ha legato i polsi e mi ha dichiarato "arrestato" secondo la sua autorita'.

Sfortunatamente ero da solo e ho cercato di fare appello all' evidenza. Avevo cercato di intervistare il capo della tribu' attendendo da solo fuori. Ma lui non c’era e mi era stato detto di aspettare al di la' del recinto di entrata, cosa che avevo fatto.

E qui la mia fortuna e’ stata che le donne della tribu’ hanno confermato la mia versione. “E’ verdade. e’ verdade” hanno gridato le donne.

A quel punto gli uomini si sono guardati in faccia. I loro visi erano arrabbiati ma non sapevano cosa fare. Non potevano andare contro la parola delle loro donne.

Il viso del vice-capo si era fatto serio ma aveva perso l’aggressivita’ di qualche minuto prima.

Dopo una mia perquisizione gli indios si sono convinti che non ero pericoloso e mi hanno rilasciato.

Mi hanno liberato ma solo fuori al loro territorio. Il vice-capo mi ha accompagnato fino all’entrata con le mani legate e solo li’ me le ha slacciate.

Alle mie rimostranze di un trattamento ingiusto subito il vice capo tribù mi ha detto: "Ti lamenti? Potevi finire molto peggio.”

“E come?" ho risposto io.

“ E se ti cucinavamo allo spiedo?” mi ha detto con faccia seria.

"E perche'?" Ho detto io:

“Per fare domande in casa d' altri.” ha risposto.

Al che ho lasciato perdere.

Cosi' non ci sara' nessuno spezzatino di Max Bono e continuero' a fare il mio dovere per gli italiani all' estero.

E vi diro' la verita': se riesco ad affrontare da solo una tribu' di indios cannibali penso di poter anche affrontare i nostri politici per rivendicare i diritti degli italiani all' estero.

Pubblicato il 27/8/2011 a Bahia e in Cicero, il piu’ grande gruppo di italiani all’estero al mondo.

P. S.

On 29/ago/2011, Max aggiunse:

Per chi avesse ancora dei dubbi sulla mia storia riporto una dichiarazione del capo' tribu:

"E pur isso que nao sequestro ninguen. Se sequestrar a gente va ter que comer."

E' per questo che non sequestro nessuno. Se sequestro qualcuno dobbiamo mangiarlo.”