giovedì 3 aprile 2008

Sciopero alle poste brasiliane: campionato ítalo-sudamericano all’Argentina

Attenzione attenzione popolo degli ítalo-sudamericani. Colpo di scena. Tutte lê previsioni per lê prossime elezioni ítalo-sudamericane possono essere errate. Forse anche il risultato totale delle elezioni, anche a livello nazionale (specie al Senato) potranno essere alterate.
Tutto e’ di nuovo in discussione. Perche’? La risposta e’ semplice: sciopero delle Poste in Brasile.

Benvenuti nel mondo degli italiani in Sudamerica, um mondo che, come vi abbiamo descritto piu’ volte, e’ pieno di incertezze. L’única cosa certa e’ che il domani e’ incerto come e piu’ di oggi. Noi ítalo-sudamericani siamo abituati ai colpi di scena e ci abbiamo fatto il callo. Gli scenziati politici da Roma non hanno idea di come siano lê cose qui.

Il Correio (come si chiama la Posta in Brasile) e’ una delle poche istituzioni veramente unitarie di questo paese federale di nome ma di fatto somma aritmética di stati che interagiscono poco e che hanno poche entita’ veramente nazionali. Il Correio e’ una di queste ed há um peso enorme nella vita nazionale. E quando il Correio e’ in sciopero tutti ne risentono. La cosa nuova e’ che anche lê elezionali italiane ne risentiranno.

Aballate (scosse in portoghese) dagli scandali passati e dai brogli dentro e fuori delle cabine elettorali, lê elezioni italiane in Sudamerica si arrichiscono di uma nuova variabile che altera tutti i calcoli: molte schede elettorali non sono arrivate per posta agli italiani in Brasile, non arriveranno e se lo sciopero continua (come e’ probabile) quelle che sono arrivate non arriveranno con il relativo voto ai consolati per posta perche’ lê poste brasiliane sono in sciopero.
Inoltre (effetto collaterale) l’único modo di raggiungere e comunicare agli elettori i nomi degli sconosciuti candidati agli italiani sparpagliati in tutto il Brasile da parte degli stessi candidati, dei patronati e di tutti gli altri e’ tramite le poste stesse, che sono in sciopero. Percio’ anche se si volesse influenzare il risultato allá vecchia maniera, sara’ difficile. Uma vera confusione.

Ma gia’ c’e’ chi specula e dice che bisognera’ controllare minuziosamente tutte lê schede elettorali del Brasile: con lo sciopero delle Poste brasiliane lê possibilita’ di brogli aumentano a dismisura: come si controlla che ci ne aveva diritto aveva effettivamente votato se le schede arrivano “in un modo o nell’altro” al consolato competente? E se “qualcuno” raccoglie tutte lê schede e lê porta al Consolato di competenza giurando che si tratta di quelle che dovevano arrivare per posta ma che, per causa dello sciopero, sono arrivate con la consegna a mano da parte di qualche volontario?

Il caso di Buenos Aires e dell’eccesso delle schede e’ sotto gli occhi di tutti: e se venissero usate altre schede in eccesso? E chi puo’ giurare che si tratta di schede non “intercettate allá fonte” allá posta (o prima di essa) a causa dello sciopero?

Come vediamo la situazione e’ complicata e farebbero bene lê autorita’ competenti ad intervenire per evitare brogli o (come mínimo) situazioni in cui gli italiani non possono votare. E sarebbero i candidati argentini o quelli venezuelani gli avvantaggiati?
Vi diro’ la verita’: con la carne che manca (in Argentina), com lo scipoero delle poste (in Brasile), com lo sciopero della Polizia (nello stato di Bahia) e conseguente aumento del numero di azioni criminose, con la scuola, la salute, etc. etc. che non funziona, qui come a Lima, come a Caracas come a Buenos Aires, non aspettatevi manifestazioni di piazza di italo-sudamericani per non aver votato. Al massimo al bar dello sport italiano di São Paolo il commento sara’: “Questa volta al campionato sudamericano vinceranno gli argentini, ma solo perche’ noi brasiliani non abbiamo partecipato”.
Piccolo particolare: il commento non si riferisce allá Copa América di football ma alle elezioni ítalo-sudamericane al Parlamento italiano.

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mercoledì 26 marzo 2008

Vittoria alle elezioni in Sudamerica: dateci la carne

Vittoria sicura di Pallaro e dell’associazionismo. Seggio gia’ prenotato al Parlamento. Nessuna chance per gli avversari. Macche’. Tutto besteira (balle). Dateci la carne e vincerete lê prossime elezioni italiane in Sudamerica.

Benvenuti nel mondo degli ítalo-sudamericani, um mondo di gente che corre, che há mille problemi, che deve affrontare uma dura realta’ che se ne frega delle vane parole e promesse dei politici, tanto locali quanto italiani.
A noi ítalo-argentini non ci importa se Pallaro, la destra o la sinistra vincera’ lê elezioni italiane. Abbiamo fame, vogliamo la carne e chi ce la dara’ vincera’ lê elezioni. Ma lo volete capire o no? Non sprecate soldi in campagne elettorali mastodontiche e inutili, fateci arrivare sul tavolo la nostra bistecca ai ferri e vi voteremo. Chi ci analizza non sa che noi non siamo fossilizzati come si crede, ma siamo dinamici e recettivi nei confronti di chi risolve i nostri problemi.
Non capite? Facciamo um passo indietro.

L’Argentina, il paese chiave per vincere lê elezioni al Parlamento italiano in Sudamerica, sta attraversando uma crisi storica. Non c’e’piu’ carne. Il braccio di ferro tra Cristina Kirchner e i piccoli e medi produttori rurali per l’aumento delle tasse alle esportazioni del settore agro-pecuario há messo in ginocchio il paese. E, cosa ancora piu’ paradossale, lo stato world-famous per la sua carne non ne há piu’. Sulla tavola argentina falta, falta (manca)!!!!!!!!!! gridiamo tutti i giorni alle nostre mogli che vanno dal macellaio come in uma via crucis, senza trovarla.

La miopia degli analisti politici italiani in Sudamerica e’ anche questa: vedere la realta’ ítalo-sudamericana da Roma, cristallizzata, congelata, quando e’ il contrario.
Gli elogi e lê analisi positive si sprecano per l’asssociazionismo e Pallaro quando poi non e’ cosi’. I politici italiani candidati al Parlamento che aiutassero a sbloccare lo stallo in cui versa l’Argentina in relazione allá distribuzione della carne avrebbero sicuramente um dividendo político cosi’ grande che potrebbero avvantaggiarli di gran lunga per vincere lê elezioni. Ma allora perche’ non lo fanno? Perche’ non capiscono che risolvere questo piccolo dettaglio pratico della vita di tutti giorni degli ítalo argentini potrebbe essere la chiave per vincere pittosto che perdere tempo in vacue promesse?

La risposta a questa innocente domanda e’ semplice: non sono solo gli analisti politici ad avere uma visione errata della realta’ ítalo-sudamericana ma anche i nostri politici. Anche loro (vedi la loro eta’ stantia a confermare cio’) hanno uma visione ultrapassata della realta’ di noi ítalo-sudamericani e continuano a trattarci in maniera ântica.
Continuano a pensare “Il potere logora chi non ce l’há” come diceva il Vecchio Andreotti, quando ormai i tempi sono cambiati e oggi la regloa e’ “Il potere logora chi ce l’há e non fa niente”.

E allora qual’e’ la soluzione? Fate qualcosa, dateci la nostra carne

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giovedì 6 marzo 2008

La giornata di un italiano in Sudamerica

“Ma la smetti di scrivere cose che non servono a niente? Il bambino há il pannolino pieno e tu la’ a scrivere sugli italiani all’estero invece di aiutarmi” grida mia moglie dall’ altra stanza.
Benvenuti nel mondo degli italiani all’estero in Sudamerica. Pensavate che stiamo tutti sulla spiaggia circondati di splendide donne com drinks da sogno in mano?
Vi sbagliate siamo ingoiati dalla vita quotidiana che ci sbatte da um posto all’altro in autobus affollati, ad ospedali da incubo, a masse che nelle strade reclamano per lê cose basiche come un educazione che sia in aule e non in tuguri senza luce.
Pensare che in questa confusione, com un caldo bóia che ci soffoca, noi ítalo-sudamericani possiamo svolgere attivita’ política e difendere i diritti italici e’ um sogno.
Qua l’Italia e’ solo un punto su uma mappa geográfica e a Buenos Aires come a Lima a são Paolo come a Caracas siamo tutti piu’ o meno uguali. Corriamo a destra e manca per raggranellare uma miséria che ci permetta di vivere.
Ma forse mia moglie há ragione: e’ inutile scrivere sulle prossime elezioni ítalo-sudamericane. Tanto non cambiera’ niente. Ci sono i soliti noti, vecchioni che sfiorano il centenário com lê potentissime lobbies che ci elemosinano centesimi e promettono milioni. Ci sono i soliti patron dei patronati che ora vanno tutti in Argentina a chiedere voti. E próprio li’ c’e’ qualche vecchione eletto in passato che sembra dire: “gli oltre ottantamila voti sono miei, del mio associazionismo. Dio me li há dati e guai a chi me li tocca”. Come se i voti fossero proprieta’ privata, come se gli ítalo-argentini fossero fossilizzati, non sapessero usare il cervello.
Ma lo sapevate che l’Argentina e’ sicuramente uno dei paesi piu’ brillanti in Sudamerica, con teste d’uovo che l’Italia dovrebbe invidiare? (a Harvard ed in altre top universita’ americane i dipartimenti di economia e finanza sono pieni di argentini com borse di studio integrali ad esempio).
Perche’ i fossili dovrebbero essere concentrati solo tra gli ítalo-argentini e votare sempre i vecchioni o quelli dei patronati? A questo riguardo la magnífica Porta e’ gia’ tra voi fratelli argentini, attenti.
E si’ perche’ in questa confusione sudamericana noi ítalo-sudamericani ci sentiamo um po’ tutti fratelli, non há importanza se stiamo a Caracas o a Buenos Aires.

E mentre che sto cercando di scrivere il mio prossimo articolo sulle elezioni in sudamerica mio figlio mi chiede: “Papa’ tu dici sempre che noi italiani in sudamerica ci sentiamo abbandonati, che i nostri rappresentanti in Parlamento non fanno niente per noi, che noi stessi non manteniamo contatti com l’Italia”.
Ma se questo e’ vero perche’ votiamo sempre gli stessi, quelli che non fanno niente per noi?

E improvvisamente, in questo caos sudamericano, rimango improvvisamente a bocca aperta.
Che volete che risponda allá você dell’innocenza?

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martedì 4 marzo 2008

Candidature italiane in Sudamerica

“Quello la’ non ha speranze”, grida il nonnetto al circolo degli italiani di sao Paolo, Brasile. “Non avete capito, lê candidature qui in sud américa sono decise cosi’: argentino, pieno di soldi, con buoni appoggi a Roma, e vecchio, vecchissimo. Al massimo l’eccezione e’ di essere il patron del patronato: vedi i candidati, sono quasi tutti dirigenti dei patronati italiani in Sudamerica”.

Ma questo e’ uno scandalo: e la regola dell’incompatibilita’ di candidature pubbliche per persone in conflitto di interesse?, grida uno dal fondo.

Ma di che cianci? Se cosi’ fosse tutti i candidati dei patronati non potrebbero essere eletti e al parlamento si avrebbero rappresentanti completamente diversi degli italiani all’estero, dice un’altro.
Si hai ragione, dice uno col naso aquilino che tradisce lê origini italiche, ma ci dovrebbe essere uma obbligazione morale a non essere candidati, altrimenti e’ come giocare con lê carte truccate. E’ come se il presidente o direttori dell’INPS si candidasse allá câmera o al Senato nelle liste dei partiti dei pensionati (che esistevano nel passato).
Infatti qui in sudamerica i patronati sono considerati come agenzie dell’INPS di erogazione delle pensioni o dei consolati per rilasciare lê carte per la cittadinanza.

Ma questa e’ proprio una vergogna, grida um gigante dal fondo, ma quelli dei patronati sono pagati per fare il próprio lavoro, non dovrebbero approfittare.

Ma lo vedete che siete inconcludenti? Grida il tipo dal naso aquilino. Stavamo parlando dei candidati e voi sempre a parlare dei patronati.

Il nonnetto torna ad affermare: “Ve l’ho detto. Argentino perche’ la maggior parte degli elettori in Sudamerica vivono la’. Pieno di soldi perche’ altrimenti non possono pagar ela campagna elettorale, contattare tutti gli elettori per posta. I furboni del passato che hanno approfittato di modi poco puliti sono sotto inchiesta (e pure condidati).

Buoni appoggi a Roma altrimenti non ottengono la candidatura. Vecchio perche’ qui in sudamerica si pensa che noi italiani all’estero siamo burri (termine portoghese per stupidi) e che votiamo solo gli ultrasettanticinquenni, gente che chissa’ se arrivera’ a fine mandato (e non per colpa della legislatura corta come quella del passato).

Ma il cambiamento promesso daí nostri politici nostrani? Grida il bambino innocente in prima fila.

Ed improvvisamente il vociare , l’accanito battibecco, lê urla dal fondo, tutto tace.
E uma grossa, fragorosa risata si alza dall’italica folla.

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giovedì 28 febbraio 2008

Italiani all’estero: terra senza legge?

Voto falsato: patronati che “indirizzano” il voto, quando non materialmente votano “a nome e per conto” del legittimo elettore. Schede per corrispondenza che spariscono, che non arrivano ai elettori mentre appaiono per magia nelle urne elettorali.
Scene da rabbrividire vengono filmate persino da telecamere.

Candidati che appartengono allá fascia “anni 20 a 40” nel senso dell’eta’ . Attenzione pero’: non stiamo parlando di persone tra 20 e 40 anni ma persone nate tra il 1920 e 1940, con l’impressionante eta’ media di 75 anni. Roba vecchia quasi di um secolo.

Fondi per corsi fantasma di formazione che o non vengono per niente svolti, o vengono svolti in maniera completamente differente da quanto previsto originariamente, con spese folli, ingiustificate , non rendicontate, senza regole. Regioni, province, comuni che spendono e spandono e nessuno sa dove finiscono i soldi.

Leggi ridicole che si richiamano a apostille e altri bizantinismi medievali per descrivere la burocrazia cui si devono assogettare i cittadini italiani all’estero per vedersi riconosciuti i diritti che in patria sono riconosciuti com uma semplice autocertificazione.

Consolati com file da incubo di migliaia di oriundi in cerca della sognata cittadinanza che, se tutto va bene, arriva (quando arriva) dopo 10 anni in media. Fondi per i consolati selvaggiamente tagliati quasi fosse uno spreco curarsi degli italiani fuori la própria pátria.

Italiani che se per qualsiasi ragione finiscono in uma prigione estera sono abbandonati in luoghi da incubo dove il caldo, il sovraffollamento, lo schiavismo a cui si e’ sottoposti fa assomigliare il cárcere all’inferno.

Emigrati in condizioni di estrema indigenza costretti a camminare sotto lê piogge torrenziali sudamericane per non spendere i soldi per l’autobus e che non ricevono nemmeno um centésimo dall’Italia: illusi e presi in giro com proposte ridicole e mai realizzate di presunte pensioni a loro vantaggio.

Siamo nel Far West? No siamo nell’area degli italiani all’estero (specie in Sudamerica), terra senza legge dove i potenti fanno cio’ che vogliono e i deboli sono abbandonati a se stessi nelle favelas sudamericane.

E’ questa l’eredita’ che il passato governo há lasciato, e’ bene ricordarlo. Per onesta’ bisogna dire che non tutto cio’ e’ colpa di esso, molto e’ stato ereditato daí precedenti governi.

Tuttavia presentarsi come il nuovo, affermare che lê cose sono migliorate e che cambieranno e’ veramente voler prendere in giro questo itálico popolo all’estero, che assomiglia sempre piu’ a quel popolo del Far West dei film americani.

Ed infine al danno la beffa: tutti gli ex saranno ricandidati perche’ “o popolo o vvo’” come si dice a Napoli. Ma, diciamocelo francamente, chi li vuole questi, responsabili di tante delle disgrazie elencate?

Ma veramente pensano che siamo terra senza legge?

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martedì 26 febbraio 2008

La magnífica gara degli italiani all’estero

I motori rombano forte. Le macchine sono tutte la’ in prima fila.
“Sta cominciare la grande gara”, grida con il megafono con la bandiera a scacchi l’arbitro. Il popolino e’ accalcato lungo lê transenne. Non c’e’ posto per nessuno. “Questa volta la gara sara’ veramente mozzafiato” dice l’arbitro, “chi arrivera’ tra i primi, grazie alle vostre preferenze di elettori in Sudamerica vi rappresentera’ nella prossima legislatura”. State attenti a scegliere i bolidi giusti percio’, perche’ questa volta non dovrete sbagliare se non volete lamentarvi in futuro. La scelta e’ vostra”.
Ohhh, grida il popolino, questa volta si’ che siamo decisivi, che contiamo davvero.”
E vediamola la prima fila. Il solito Pollastro, Vecchio ultrasettancinquenne che si spaccia per forza nuova, giovane. L’ironia e’ che in pátria non hanno voluto candidatare i Prodi, i Ciriaco ed altri perche’ erano troppo vecchi.
Ma qui nella nostra gara strapaesana di italiani all’estero la regola della Pátria non vale, anzi in prima fila ci sono i magnifici vecchioni, quelli che tentano di raggiungere il centenário (ed alcuni non sono neanche lontani), lê figure folkloristiche, i ladroni veri e presunti (investigati dalla polizia sudamericana ma la regola della moralita’ vale solo in Pátria di nuovo).
Ed eccolo la magnífica Porta, verso la pensione, verso i contributi, verso il sindacato verso San Paolo, verso il potere.
Ed eccolo il groppuscolo dei venezuelani, donne com e senza il potere, tutte battagliere, tutte grintose, tutte senza risultati.
Eh si perche’ in questa gara automobilística la vera benzina, i voti, si dovrebbe basare sui Risultati ottenuti da quelli che si ricandidano. Dicono loro ricandidati a fuor di popolo, fosse per loro non l’avrebbero fatto, ma quando il popolo chiede, bisogna sacrificarsi.

Veramente coraggiosi questi, com le loro facce incartapecorite, come i giovani o vecchi argentini che sono di nuovo li’ in prima fila, c’e’ tutta l’italica squadra.
Com questi vinceremo i mondiali, grida lo strillone. E dal fondo esce il solito monello irriverente che urla” “si i mondiali della vecchiaia, questa e’ la foto delle scorse elezioni, guardate lê macchine in prima fila: sono lê stesse di ora, solo piu’ giovani di due anni”.
“Dov’e’ la novita’ il rinnovamento Veltroniano? Sono i soliti vecchi che non hanno fatto niente per noi in passato”.
Uma crassa risata si alza dal popolino ai box mentre i motori cominciano a mostrare lê ruggini, a fare rumori strani, a gracchiare.
E nell’ombra l’ultimo bólide quello dell’opposizione non esce: sara’ la grande sorpresa che tutti si attendono per fronteggiare i vecchioni, o sara’ il solito ferrovecchio del passato?

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martedì 19 febbraio 2008

Patron e patronato: lo stesso per l’italiano all’ estero?

Benvenuti nel mondo degli italiani all’estero, grida lo strillone. Attenzione perche’ i vostri padroni di oggi (pardon patron) sono i patronati.
Si perche’ un’ altro dei tanti scandali di questa Italietta dimenticata di província sono i patronati all’estero.
Um esempio: per avere la cittadinanza ci vogliono anni, ma al Farol di Itapua’, Salvador de Bahia, alcuni italiani l’hanno ottenuta solo in 6 mesi. Come? Semplice si sono rivolti ai patronati, vero potere occulto delle elezioni degli italiani all’estero. E l’hanno ottenuta com uma rapidita’ impressionante, rispetto alle penose lungaggini a cui sono sottoposti gli italiani oriundi che penano per anni in lunghissime file ai consolati.
I patronati sono agili, rapidi, efficienti. L’altra faccia della medaglia? Il debito di riconoscenza nei confronti di questi Patronati, che molto spesso si traduce nel voto a favore della parte política che essi supportano. Cose dell’ América Latina ma non solo, visto che finalmente se ne comincia a parlare apertamente come há finalmente fatto um político italiano, l'on. Guglielmo Picchi del Popolo della Liberta’.
Altro particolare: ottenimento di pensioni e altri benefici distribuiti dall’Italietta avara nei confronti degli italiani all’estero. I Patronati hanno um indiscutibile know-how che usano per beneficiare gli italiani all’estero. E’ importante sottolineare che si tratta di diritti sanciti dalla legge italiana, non favori dei Patronati.
Putroppo non sono considerati in tal modo daí beneficiati, che “pagano” il loro debito di riconoscenza con il voto.

Si tratta di uma piccola vergogna nazionale che e’ um vero e próprio”competitive advantage” della parte política che il Patronato supporta. Infatti rispondete a questa semplice domanda: come fa um italiano che vive nell’interno dello stato di são Paolo, Brasile, che raramente e’ uscito dalla sua citta’ di provincia dove e’ emigrato anni fa, a conoscere e votare per qualcuno che vive in Venezuela o in Argentina, paesi che forse non conosce neanche nella mappa geográfica (figurarsi se conosce i candidati che vivono li’)? Pensare che il candidato si sai recato nel comune del nostro simpático emigrato e’ símile a pensare a cercare um ago in um pagliaio.

Anni fa in Itália questo comportamento si chiamava “voto di scambio”, um vero e próprio reato. E’ bene che lê autorita’ preposte siano attente ad evitare che cio’ si ripeta in queste elezioni, perche’ e’ in gioco la democrazia italiana ed il legittimo risultato.

Ed e’ bene che lê forze politiche di opposizione vigilino attentamente su questo comportamento. Non si puo’ sperare che lê cose cambino se non si e’ attenti a come si svolgono lê elezioni.
Intendiamoci: I patronati svolgono um ruolo fondamentale e benéfico per gli italiani all’estero. Ma cio’ che fanno non e’ un regalo ne’ deve essere moneta di scambio per eventuali benefici elettorali.

http://www.litaliano.it/oggi.pdf

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