sabato 22 novembre 2014

Italiani all'estero: è finita?

“Caro Max, dimmi una cosa: perchè continui a scrivere sugli italo-brasiliani e sugli italiani all’estero? Non vedi che ormai molti non ti pubblicano, che dici cose scomode, che non guadagni niente a dire la verita’?”. Chi mi siede di fronte nel boteco (bar povero) dei giornalisti italiani di Sao Paolo e’ il mio amico basso e tarchiato di origini meridionali.
Ma l’altro cronista, spilungone nordico aggiunge: “Max, non lo vedi che e’ finita? Che gli italiani all’estero non contano piu’ niente? Che sono usati per meri fini elettorali, e che alla fine sara’ loro tolto anche il diritto di votare rappresentanti all’estero? Con il tuo background dovresti scrivere di finanza, di mille altre cose, piuttosto che di italiani all’estero”. Il clima e’ davvero di depressione totale e per alleviare questo caldo africano-tropicale solo una cervejinha (birra) gelata.

“La verita’ e’ che siamo alla fine della corsa. Gli italiani all’estero sono stati di moda per un certo periodo di tempo ma ora e’ praticamente finita per loro. Ne’ da destra ne’ da sinistra c’e’ alcun segnale per loro. Solo silenzi. E solo alcuni cronisti onesti lo dicono. Il resto a sperticarsi in elogi ed arrampicarsi sugli specchi per negare cio’ che evidente: di noi italiani all’estero non gliene frega niente a nessuno”, aggiunge con accento romanesco l’amico dal fondo.

“E vedete le figure che dominano il panorama degli italiani all’estero nella politica italiana. Con qualche emerita eccezione veramente di valore, sembra di tornare ai tempi di prima di tangentopoli in Italia. Mezze figure a volte sinistre, furboni e trasformisti dell’ultima ora, persone che sono eletti all’estero e subito si candidano in Italia perche’ hanno fiutato l’aria che tira e vogliono evitare di perdere la poltrona. Per non parlare di imbroglioni autentici arrivati non si sa come in Parlamento. E l’ironia della sorte sai qual e’? Che fuori d’Italia abitano alcuni degli italiani migliori, quelli che sono stati cercati da grandi corporations o istituzioni per lavorare perche’ mancavano skills adeguate in quei paesi. E emigrati antichi, di grandissimo valore che hanno dedicato la loro vita a guadagnarsi il pane onestamente. Ma ambo le categorie si tengono alla larga dalla politica. Sembra che pensino che sia una cosa torbida. E come si puo’ dare loro torto viste le figure che circolano in quell’ambiente degli italiani all’estero?”, si chiede il tipo basso e tarchiato.

E con questa domanda vi lascio miei cari lettori. Sto francamente pensando di smettere di scrivere. Come dicono i miei colleghi, sembra una lotta difficile e impari. Ma cio’ che e’ peggio, inutile. Il “nuovo” e’ come il vecchio o anche peggio. Le leve nuove e brillanti sono emarginate sempre di piu’ dalla politica degli italiani all’estero. Crescono e si fortificano persone di dubbia qualita’. Ci sono elementi validissimi che lavorano alacremente e onestamente. Ma loro stessi sono sfiduciati. Articolo scritto il 03 Apr 2009

venerdì 21 novembre 2014

La durezza spagnola e la debolezza italiana

Una vera dura, la Thatcher di Cadice. 4 mandati consecutivi al potere, l’ultimo ottenuto a metà 2007. In questa Spagna di provincia è molto difficile che qualcuno avesse l’ardire di sfidare la super-potente Teófila Martinez, sindaco della città, una donna che alle ultime elezioni di metà anno 2007 ha mantenuta la egemonia assoluta sulla città (PP 18 rappresentanti; PSOE 8 e IU 1). Il canile di Port Royal è finanziato dal comune di Cadice, colpevole complice di Placido Gómez, il proprietario senza scrupoli del campo di sterminio degli animali della città.

Capire come un cittadino italiano possa rimanere in carcere più di un mese e mezzo in un altro paese dell’Unione Europea come la Spagna non può essere possibile se non si intende il contesto in cui è accaduto il tutto. Simone Righi e la sua compagna avevano tre cani che amavano come figli, prova ne sia il fatto che, contrariamente a molti italiani in vacanza che abbandonano i propri animali prima di partire, se li erano portati fino a Cadice. Non potevano però portarseli sempre con loro e per questo li avevano lasciati al canile-lager. Per la verità l’unica cosa che si potrebbe rimproverare a Simone è che, in tempo di Internet, non avevano fatto una ricerca approfondita in Internet sul canile-lager. Avrebbero scoperto che da molto tempo il luogo era chiacchierato. Si erano fidati dell’opinione del Comune, favorevole al Port Royal.
Dopo la tragedia dell’assassinio dei loro cani da parte del Port Royal, era stata organizzata una manifestazione di protesta animalista in cui Simone e la compagna erano solo due dei duemila partecipanti.
E qui si incomincia ad intravedere la differenza tra la Spagna e l’Italia.
Gli unici arrestati erano stati Simone e la compagnia, poi liberata. La narrazione degli eventi è necessariamente confusa. Si sa che il 7 ottobre 2007 la manifestazione di protesta, pacifica, era avvenuta nello stesso giorno della festa patronale di Cadice.
Nella Spagna di provincia un evento del genere è sacro: le autorità vanno in chiesa per omaggiare il santo, stringono mani, sorridono per i giornalisti. La Guardia Civil crea un cordone di sicurezza per prevenire qualunque incidente e la festa continua nel tono ovattato di provincia. Peggio ancora è nel caso di Cadice, dove Teófila Martinez domina la città e non ammette confusioni.
Pertanto la manifestazione di protesta, data la concomitanza di date, nasceva sotto una cattiva stella. Chiaramente le autorità all’uscita della chiesa evitano di incontrare i manifestanti, che però capiscono la manovra diversiva e si fanno loro incontro lo stesso.
Tra i più scalmanati c’è Simone, che aveva perso tre figli (come lui considerava i suoi cani) ed accusava la sindaco di coprire il canile, dati i fondi che il canile riceve dal municipio.

L’atmosfera è tesa. L’italiano è in prima fila. La Guardia Civil è nervosa. Sembra che Simone si avvicini a Teofila e le gridi alcune accuse. Confusione, spintoni. Botte da orbi e arresto dell’italiano, lo straniero.

E forse questo è emblematico: gli spagnoli, nazionalisti, prendono lo straniero. Ma poi il governo che ci dovrebbe proteggere, quello italiano, agisce in maniera opposta. Abbandona Simone a marcire in una prigione spagnola. E con tutti gli sprechi che ci sono non Italia, si comporta in maniera da pezzente e nemmeno paga la cauzione di 9000 Euro, una goccia nel mare dei fondi di un paese che si dice industrializzato ma che si comporta da sottosviluppato. La Spagna mostra la durezza con lo straniero, l’Italia mostra la debolezza per il proprio concittadino.
A questo punto è legittimo chiedersi: quanto vale la vita di un italiano per il proprio governo (Simone ha addirittura un tumore)?
E perché l’Italia e gli italiani lasciano che fatti come questi accadano senza far niente? Attenzione, mio caro lettore, perché ciò domani potrebbe accadere a te.

Articolo scritto il 22 Novembre 2007

Bahia decisiva per Prodi?

Salvador de Bahia - A fronte di una popolazione italiana registrata all'Aire di appena 1.400 persone circa, lo Stato di Bahia in Brasile ha forse una delle maggiori comunità italiane non registrate dell'America Latina.
Stime non ufficiali valutano tra 5 e 10 mila mila gli italiani non registrati all'Aire in Bahia.

Questo numero farebbe gola ai candidati alle prossime elezioni per la Circoscrizione Estero ripartizione America Meridionale, visto che avrebbe um peso decisivo nei delicati equilibri della citata Circoscrizione. Più in generale addirittura gli equilibri politici nazionali nostrani potrebbero essere influenzati in maniera decisiva dalla regolarizzazione dei cittadini italiani residenti.

Infatti il Governo italiano attuale si basa sull'appoggio dei parlamentari eletti sulla Circoscrizione Estero, specialmente al Senato dove un voto in più o in meno può decidere la maggioranza di governo.

Basti pensare che alle elezioni politiche passate per pochissime migliaia di voti è stata eletta alla Camera dei deputati la candidata Mariza Bafile. Al Senato poi il pasticcio Giai-Pollastri si è basato su di uno scarto di poche centinaia di voti.

Bahia, dunque, decisiva per Prodi? Si e no. Si, se si procedesse alla registrazione degli italiani di Bahia all'Aire, no perchè ciò ancora non è stato fatto per una incredibile dimenticanza di tale grossa comunità italiana.

Tuttavia ci sono già iniziative tese a regolarizzare questa comunità da parte di alcune organizzazioni? Chi rappresenta gli italiani di Bahia?
Le iniziative attuali sono pochissime.
Una realtà emergente è la ong APK , Amigos do Protocolo de Kyoto. Si tratta di uma ong ambientalista italo-brasiliana recentemente trasferitasi da Rio de Janeiro a Salvador de Bahia.

APK ha cominciato ad interessarsi alle tematiche degli italiani all'estero dello Stato di Bahia e al problema della regolarizzazione con numerosi quesiti inoltrati al Consolato di Rio de Janeiro (competente per territorio) per snellire la procedura farraginosa adottata a Salvador de Bahia.
In più, come rappresentante della comunità italiana di Bahia, APK ha promosso um'accordo storico, il primo tra un porto italiano (Napoli) e uno brasiliano (Salvador). Si tratta di un accordo di cooperazione tecnica, ma è anche il primo passo svolto da uma organizzazione italo-bahiana per riallacciare i legami mai dimenticati tra la comunità italiana di Bahia e la madrepatria. Una iniziativa, è doveroso ricordare, basata su puri criteri di viabilità economica, senza fondi pubblici italiani.
Altre iniziative? Trattasi per lo più di iniziative legate alla cooperazione italiana e ad uso di fondi pubblici governativi o regionali. Nessuna iniziativa si dirige alla regolarizzazione degli italiani di Bahia.
Per quanto questa popolazione possa rappresentare un bacino decisivo politicamente, le organizzazioni sul territorio di Bahia sono scarse, qui le iniziative vengono da fuori (São Paolo, Brasília) e quindi con un impatto limitato sulla popolazione italo-brasiliana.
Qui in Brasile (alla Camera) infatti si usa ancora il voto di preferenza, assente invece nel sistema elettorale nazionale, e la presenza sul territorio è decisiva per raccogliere voti.
Strana dimenticanza perchè questo popolo italo-bahiano può decidere (se regolarizzato) chi governerà la madrepatria. Perchè la dimenticanza? Mistero di Bahia.

Articolo scritto il 14 maggio 2007

martedì 11 novembre 2014

Ordini del Giorno che passione

Rullio di tamburi. La folla in ansia. I giullari di corte fanno piroette nell’aria. Il gran cerimoniere vestito con il frac delle feste si presenta al popolino ammassato per dare il grande annuncio. Vecchi, donne e bambini sono lì con il fiato sospeso. Una foto dell’Illustrissimo è appesa su un altissimo pennone a mo' di foto del santo.
“Popolo degli italiani all’estero, udite, udite” annuncia il gran ciambellano, “l’ordine del giorno promosso dai nostri rappresentanti a Roma è il seguente: bla, bla bla”: una serie di grandi promesse, di severi moniti, di ferme affermazioni, di minacce di rappresaglie se non saranno rispettati gli impegni.

«Rispettare gli impegni presi verso gli italiani nel mondo nel programma di Governo». L’ordine del giorno «impegna il Governo: a reperire maggiori risorse che consentano di intraprendere politiche volte alla risoluzione delle problematiche di interesse delle comunità italiane all'estero, soluzioni non più dilazionabili, in particolare quelle relative alla assistenza socio-sanitaria, alla promozione e diffusione della lingua e della cultura italiane e alla riforma della rete diplomatico-consolare.»

Oh si, gli italiani all’estero questa volta saranno veramente tutelati, altrimenti vedrete, grida il gran ciambellano. Mamma mia, dice una delle donne nel pubblico. Un “ohhh” si alza dalla folla.
Ma a un certo punto un bambino grida, alla maniera di uno scugnizzo napoletano: “Ma che vale un ordine del giorno?”.
Attimo di esitazione. Il gran ciambellano, notabile politico locale del rappresentante a Roma, (potrebbe essere a São Paolo del Brasile, come in qualunque altro posto del mondo) lancia una occhiata severa al bambino. Ed ecco che dalla folla si alza un grido “Non vale niente, proprio niente”. La folla accalcata lancia una crassa risata liberatoria, che rompe l’atmosfera di tensione che si era creata. Il re è nudo.
L’ordine del giorno non vale niente, è solo una dichiarazione di intenti, non vincolante giuridicamente. Se verrà applicato o meno è un altro discorso.
Ma il voto favorevole alla Finanziaria, quello sì che vale e molto. Mantiene in vita questo governo. Determina veramente trasferimenti di fondi, soldi veri non mere dichiarazioni.
E allora ci viene da dire agli esimi rappresentanti a Roma sul loro poderoso ordine del giono: “Ma mi faccia il piacere”, come direbbe Totò.

Pubblicato il 19 Ottobre 2007

La magnifica gara degli italiani all’estero

I motori rombano forte. Le macchine sono tutte là in prima fila.
“Sta cominciare la grande gara”, grida con il megafono e con la bandiera a scacchi l’arbitro. Il popolino è accalcato lungo le transenne. Non c’è più posto per nessuno. “Questa volta la gara sarà veramente mozzafiato” dice l’arbitro, “chi arriverà tra i primi, grazie alle vostre preferenze di elettori in Sudamerica vi rappresenterà nella prossima legislatura”. State attenti a scegliere i bolidi giusti, perché questa volta non dovrete sbagliare se non volete lamentarvi in futuro. La scelta è vostra”.

Questa volta sì che siamo decisivi, che contiamo davvero!
E vediamola la prima fila. Il solito Pollastro, Vecchio ultrasettancinquenne che si spaccia per forza nuova, giovane. Il buffo è che in patria non hanno voluto candidare i Prodi, i De Mita ed altri perché erano troppo vecchi. Ma qui nella nostra gara strapaesana di italiani all’estero la regola della Patria non vale, anzi in prima fila ci sono i soliti magnifici vecchioni, quelli che tentano di raggiungere il secolo (ed alcuni non sono neanche lontani), le figure folkloristiche, i ladroni veri e presunti (investigati dalla polizia sudamericana, ma la regola della moralità vale solo in Patria, di nuovo).
Ed eccolo la magnifica Porta, verso la pensione, verso i contributi, verso il sindacato, verso San Paolo, verso il potere.
Ed eccolo il groppuscolo dei venezuelani, donne con e senza il potere, tutte battagliere, tutte grintose, tutte senza risultati.
Eh si perché in questa gara la vera benzina, i voti, si dovrebbe basare sui Risultati ottenuti da quelli che si ricandidano. Dicono loro di esser stati ricandidati a furor di popolo, fosse per loro non l’avrebbero fatto: ma quando il popolo chiede, bisogna sacrificarsi.
Veramente coraggiosi questi signori, con le loro facce incartapecorite, come i vecchi argentini che sono di nuovo lì in prima fila, c’è tutta l’italica squadra.
Con questi vinceremo i mondiali. Sì, i mondiali della vecchiaia: questa è la foto delle scorse elezioni, guardate le macchine in prima fila: sono le stesse di allora, solo più vecchie di due anni.
Dov’è la novità il rinnovamento Veltroniano? Sono i soliti vecchi che non hanno fatto niente per noi in passato.
E nell’ombra l’ultimo bolide quello dell’opposizione, non esce ancora: saraà la grande sorpresa che tutti si attendono per fronteggiare i vecchioni, o sarà il solito ferrovecchio del passato?

Pubblicato il 26 Febbraio 2008

lunedì 10 novembre 2014

Italiani di serie A e B

Sapevate che i cittadini italiani all’estero sono, secondo la burocrazia italiana, di due categorie: residenti nell’Unione Europea, a cui si applicano regole europee, e residenti in Paesi extracomunitari, a cui si applicano regole degne dell’avvocato Azzeccagarbugli dei Promessi Sposi?Avete letto le nuove regole emanate dal Decreto-Regolamento concernente le detrazioni per i carichi di famiglia a favore dei soggetti non residenti?

Ancora no? Allora apprestatevi a farlo. Potete farvi quattro risate senza spendere soldi per assistere ad um film comico al cinema.

Appare veramente incredibile il livello di arcaicismo a cui la nostra burocrazia giunge nel 2007, epoca di Internet, di connessione satellitare e di viaggi supersonici.

Se si legge il contenuto del decreto sembra di tornare indietro nel tempo a quello degli amanuensi, che con pazienza ricopiavano i libri ereditati per tramandarli ai posteri.
Tutto nasce dal tanto atteso decreto che doveva regolare le detrazioni a favore dei non residenti per carichi di famiglia. Decreto richiesto a gran voce da autorevoli deputati della maggioranza eletti nella circoscrizione estero.
L’ironia e la cosa buffa di questo decreto è che gli autorevoli rappresentanti delle circoscrizioni estere appartengono ad aree al di fuori dell’Unione Europea e perciò a quelle aree gravate da regole tanto contorte quanto buffe da ricordare scenette alla Totò o alla Troisi.
E gli stessi autorevoli rappresentanti della maggioranza hanno salutato il decreto con orgoglio.
Senza volere entrare nel merito del decreto e del complesso problema delle detrazioni ai soggetti non residenti, ci limitiamo ad analizzare la procedura adottata:
Mentre per gli italiani all’ estero residenti nell’Unione Europea basterà produrre una semplice autocertificazione per supportare le proprie rivendicazioni burocratiche, vediamo i requisiti scritti dagli autorevoli burocrati del ministero dell’Economia e delle Finanze (non dall’avvocato Azzeccagarbugli di Manzoni):
Gli italiani residenti in Paesi extracomunitari dovranno produrre:
a) documentazione originale prodotta dall’autorità consolare del Paese di origine, con traduzione in lingua italiana e asseverazione da parte del prefetto competente per territorio; (qualcuno per caso sa cos’è l’asseverazione, se è una cosa che un prefetto brasiliano (ad esempio) sa cos’è?).
b) documentazione con apposizione dell’Apostille, per i soggetti residenti in Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aja del 1961 (siamo sicuri che gli emigrati in condizione di indigenza conoscono benissimo l’Apostille );
c) documentazione validamente formata dal Paese di residenza, ai sensi della normativa ivi vigente, tradotta in italiano e asseverata, come conforme all’originale, dal consolato italiano (di nuovo la tanto amata asseverazione).
C’è solo da stupirsi che in tutta questa documentazione richiesta non siano inclusi i famosi capponi per l’avvocato Azzeccagarbugli. Ma chissà che quei capponi non siano già stati donati ai menzionati parlamentari felici del risultato ottenuto e quindi meritevoli di un premio per il loro duro lavoro di lobbying svolto.
http://www.italianosdargentina.com

Lunedì, 24 Settembre 2007

Porto Seguro, festa a tranquillità nel paradiso bahiano

Vuoi sederti e rilassarti in una spiaggia di sabbia fine e bianchissima in Brasile?
Cerchi un posto dove puoi ballare tutta la notte in feste sulla spiaggia? Vuoi stare in un ambiente con bellissima natura tropicale con spiagge pulite dove puoi dormire solo con il rumore delle onde? Vuoi conoscere gli autentici indios del Brasile dove ancora esiste la mata atlantica, una delle più grandi biodiversità al mondo?
Va a Porto Seguro, mio caro lettore, l’unico posto in Brasile dove puoi trovare la più completa varietà di tutte le cose che normalmente si cerca nelle proprie vacanze: feste, pace, tranquillità, cultura, natura meravigliosa, indios locali e strutture alberghiere di livello internazionale. Puoi usare la città di Porto Seguro come base per muoverti e per esplorare tutte le differenti aree della zona.

Dopo essere arrivati all’aeroporto internazionale di Porto Seguro, mio caro lettore, sarai interessato ad un hotel che ti garantisce confort, sicurezza tranquillità, relax. L’ideale è che si trovi al centro di tutti i luoghi che vuoi visitare, in maniera da evitare viaggi troppo lunghi. Quando si visita Porto Seguro infatti vale la pena visitare molti luoghi nelle sue vicinanze, che offrono tutta quella varietà di options che abbiamo descritto sopra.

Per dare un'idea di come è strutturata Porto Seguro basti sapere che la città di Porto Seguro si trova in linea teorica ad una estremità di una retta. In genere la cittadina è un'ottima opzione per passeggiare nello “struscio” la sera. Con le numerose baracchine nella Passarella do Alcool, la strada sul lungomare della città, si trovano anche bar, ristoranti e negozi dove si possono comprare ricordi della città. Questa è storicamente famosa perché qui i portoghesi approdarono per la prima volta in Brasile e “scoprirono” il Brasile. Il suo centro storico è distante dal centro turistico della città e può essere visitato per vedere le case costruite dai portoghesi quando approdarono in Brasile.

Più avanti, in questa ideale retta che abbiamo tracciato, si trovano le bellissime spiagge di Porto Seguro. Queste sono caratterizzate da grandi “cabane”, l'equivalente degli stabilimenti balneari italiani. La loro caratteristica principale è di avere enormi spazi dove si balla tutto il giorno l’axè, lo stile musicale frenetico e sensuale della Bahia. Su dei grandi palchi durante tutto il giorno si alternano ballerini/e professioniste bellissimi/e che danzano senza fermarsi. Il pubblico danza nel sole seguendo il ritmo, bagnati di tanto in tanto da spruzzi di acqua che vengono dai palchi. Inoltre si mangia e si beve a volontà. Poi, per chi volesse, c’è una grandissima spiaggia dove camminando un po' ci si può trovare isolati in perfetta tranquillità. Nelle stesse cabane ci sono feste che durano tutta la notte, con tutti gli stili musicali: axè, forrò, etc.

Continuando sulla costa si arriva a Coroa Vermelha (al centro della nostra retta ideale tracciata dalla città di Porto Seguro) con la maggiore colonia indigena degli indios Pataxò. Visitare la colonia è qualcosa di indimenticabile. La sensazione di freschezza che si ha nella foresta indigena è rinvigorante. Inoltre si possono conoscere le basi di una cultura, quella indigena, sicuramente poco valorizzata finora ma molto ricca. La guida ti porterà, mio caro lettore, all’interno della colonia dove gli indios vivono ancora in maniera molto semplice con attività di caccia e pesca oltre ovviamente di turismo.

Coroa Vermelha è vicina a Santa Cruz Cabralia, che ha una bellissima chiesa. Da qui prendendo la “balsa”, barca molto semplice, si approda a Santo Andrè, un vero e proprio paradiso naturale molto semplice. La comunità locale è di poche centinaia di persone ma ci sono anche alcuni hotels e ristoranti molto buoni.
Qui a Santo Andrè ci si può addormentare sulla spiaggia al rumore delle onde.
E qui termina la rettà ideale che partendo da Porto Seguro, abbiamo tracciato per descrivere le bellezze della città e dintorni. Poi più distanti ci sono il Monte Pascoal e riserve di mata atlantica molto belle e sicuramente da vedere. A questo punto, mio caro lettore, spero di averti descritto questo piccolo paradiso dove sono racchiuse tutte le opzioni di divertimento possibili. Chissà che dal chiuso del tuo ufficio non ti venga il desiderio di venire qui in vacanza per superare lo stress di questa crisi finanziaria che ci lascia tutti angosciati. E se volessi potresti anche trasferirti per sempre, come fanno tanti italiani, specie pensionati, alla ricerca di pace e tranquillità. L’assenza di palazzi alti, per il rispetto delle norme ambientali, fa di Porto Seguro una delle poche città turistiche senza enormi palazzacci di fronte al mare (altezza massima permessa è di due piani). Un’altro incentivo per trasferirsi qui.
Articolo scritto il 6 marzo 2009