Tuesday, November 11, 2014

Ordini del Giorno che passione

Rullio di tamburi. La folla in ansia. I giullari di corte fanno piroette nell’aria. Il gran cerimoniere vestito con il frac delle feste si presenta al popolino ammassato per dare il grande annuncio. Vecchi, donne e bambini sono lì con il fiato sospeso. Una foto dell’Illustrissimo è appesa su un altissimo pennone a mo' di foto del santo.
“Popolo degli italiani all’estero, udite, udite” annuncia il gran ciambellano, “l’ordine del giorno promosso dai nostri rappresentanti a Roma è il seguente: bla, bla bla”: una serie di grandi promesse, di severi moniti, di ferme affermazioni, di minacce di rappresaglie se non saranno rispettati gli impegni.

«Rispettare gli impegni presi verso gli italiani nel mondo nel programma di Governo». L’ordine del giorno «impegna il Governo: a reperire maggiori risorse che consentano di intraprendere politiche volte alla risoluzione delle problematiche di interesse delle comunità italiane all'estero, soluzioni non più dilazionabili, in particolare quelle relative alla assistenza socio-sanitaria, alla promozione e diffusione della lingua e della cultura italiane e alla riforma della rete diplomatico-consolare.»

Oh si, gli italiani all’estero questa volta saranno veramente tutelati, altrimenti vedrete, grida il gran ciambellano. Mamma mia, dice una delle donne nel pubblico. Un “ohhh” si alza dalla folla.
Ma a un certo punto un bambino grida, alla maniera di uno scugnizzo napoletano: “Ma che vale un ordine del giorno?”.
Attimo di esitazione. Il gran ciambellano, notabile politico locale del rappresentante a Roma, (potrebbe essere a São Paolo del Brasile, come in qualunque altro posto del mondo) lancia una occhiata severa al bambino. Ed ecco che dalla folla si alza un grido “Non vale niente, proprio niente”. La folla accalcata lancia una crassa risata liberatoria, che rompe l’atmosfera di tensione che si era creata. Il re è nudo.
L’ordine del giorno non vale niente, è solo una dichiarazione di intenti, non vincolante giuridicamente. Se verrà applicato o meno è un altro discorso.
Ma il voto favorevole alla Finanziaria, quello sì che vale e molto. Mantiene in vita questo governo. Determina veramente trasferimenti di fondi, soldi veri non mere dichiarazioni.
E allora ci viene da dire agli esimi rappresentanti a Roma sul loro poderoso ordine del giono: “Ma mi faccia il piacere”, come direbbe Totò.

Pubblicato il 19 Ottobre 2007

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